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Quante volte ho sentito designer proclamare con nonchalance: “Io non faccio politica, i miei lavori sono solo espressione della mia creatività”. Sarà che, mentre scrivo queste righe, è in corso lo scrutinio dei voti per le regionali in Sardegna e qui, nelle ultime settimane, ovunque ti girassi sbucava qualcuno alla ricerca di voti. Non intendo comunque addentrarmi nel merito dei profili dei singoli candidati, ma ho pur sempre una laurea in Scienze Politiche e ho intenzione di parlarti di politica.

I designer affermano spesso di comprendere il comportamento umano meglio degli altri, ma il loro disgusto per ciò che chiamano politica rivela che non sono consapevoli di uno dei comportamenti più naturali che hanno le persone all’interno di un gruppo. La dura verità è che la natura umana è politica.

Credi davvero che il design e la realtà possano viaggiare su binari separati?

Credi davvero che il concetto di bello e la sua proposizione possano essere intesi a prescindere da una contestualizzazione sociale?

 

il design ha un impatto significativo sulla società e le sue scelte possono avere profonde implicazioni politiche

 

I designer modellano il mondo che ci circonda, dai prodotti che usiamo alle città in cui viviamo. Le loro decisioni influenzano le interazioni con l’ambiente e con le altre persone. Ad esempio, un designer che progetta un’interfaccia di un sito influenzerà il modo in cui gli utenti accederanno alle informazioni. Anche la gerarchia di queste ultime avrà degli effetti sulla percezione del contesto, sull’idea che vogliamo dare. Tralasciamo poi la questione legata ai colori (qui trovi un approfondimento sul colore come strumento di demarcazione politica e sociale). Un designer che progetta una città influenzerà il modo in cui le persone si muovono e interagiscono con lo spazio pubblico. I designer possono influenzare la vita delle persone e, per questo motivo, ritengo che una consapevolezza politica sia fondamentale per evitare di agire in modo superficiale e causare danni involontari.

 

 

 

 

Il design non è svincolato dalla realtà

Il design si porta appresso un messaggio, una sorta di DNA del designer legato al vissuto, ai valori e al modo di concepire l’esistenza. Le nostre creazioni hanno un impatto sulla società, e la responsabilità di usarle con coscienza politica ricade sulle nostre spalle.

 

La scelta di un soggetto per una campagna pubblicitaria è una chiara dichiarazione di intenti

 

Pensiamo solo alle più banali regole di accessibilità. Nonostante i recenti progressi la rappresentazione delle persone con disabilità negli spot pubblicitari rimane problematica. La loro quasi totale assenza è vista come un riflesso di una società che ancora non le considera persone pienamente realizzate e quindi non degne di essere rappresentate nei meccanismi produttivi e comunicativi. La comunicazione è arenata sull’abilismo, come se la disabilità fosse qualcosa da cui dover continuamente “riscattarsi”. Tralasciamo poi lo stigma della dipendenza che richiama lo stereotipo della persona perennemente bisognosa di aiuto e di compassione.

Smettiamola di parlare di bellezza e innovazione, parliamo di consapevolezza e responsabilità. È da pazzi pensare che il nostro lavoro sia capace di ispirare un cambiamento positivo nella società? Il designer non può rimanere indifferente, deve usare il suo potere per creare un mondo più giusto e inclusivo.

È una questione di prospettiva, di scegliere da che parte stare, oserei dire. Il design può essere utilizzato per creare spazi e prodotti accessibili a tutti, indipendentemente dalle capacità o dal background delle persone. Ma il design può essere anche uno strumento di discriminazione. Il design può essere utilizzato per progettare sistemi che siano efficienti dal punto di vista energetico e rispettosi dell’ambiente. Oppure, può contribuire all’inquinamento e alla distruzione del pianeta. In un mondo sempre più complesso e interconnesso, è importante che i designer siano consapevoli del potere delle loro idee e degli effetti sulla società.

 

 

Nel nostro tempo non c’è possibilità di restare fuori dalla politica.
Tutte le questioni sono questioni politiche…

George Orwell

 

 

 

 

La trappola della comodità tra passività e conformismo

Conformarsi è facile, ci priva della nostra individualità e del nostro potere. Uscire dagli schemi spaventa perché ci espone al giudizio e all’emarginazione. Nell’antica Atene, la partecipazione alla vita pubblica era considerata un dovere fondamentale per ogni cittadino. I democratici, in particolare, nutrivano un forte disprezzo verso coloro che si disinteressavano della politica o che addirittura agivano per il proprio tornaconto personale, danneggiando la comunità. Degli idioti insomma! Con questo termine i greci indicavano proprio coloro che non si impegnavano nella vita politica cittadina, preferendo dedicarsi ai propri interessi privati.

La democrazia dovrebbe essere partecipazione e uguaglianza, ma spesso diventa una tirannia della maggioranza. Il gruppo al potere detta le regole e la maggioranza silenziosa obbedisce. Nonostante tutto dobbiamo ribellarci alla passività e al conformismo. Dobbiamo uscire dalla confort zone, alzare la testa e far sentire la nostra voce. Sottovalutiamo spesso la forza del nostro impegno individuale. Ci affidiamo eccessivamente ai governi per migliorare la qualità della vita o il cambiamento che desideriamo, dimenticando che molti progressi, grandi e piccoli, sono nati da movimenti partiti dal basso, animati dalla volontà di persone comuni. Quelle stesse persone che hanno fatto pressione costringendo i governi ad agire. La storia del 900 è costellata di storie di questo tipo.

 

 

 

 

Ogni progetto è una scelta politica

Ogni volta che accetti un progetto come designer, non stai solo compiendo una scelta professionale, ma stai anche assumendo una posizione politica.

 

Il design è potere

 

Puoi scegliere di utilizzare il tuo talento per promuovere valori positivi come la sostenibilità, l’inclusione e la giustizia sociale, oppure puoi metterlo al servizio di chi persegue solo il proprio tornaconto, come gli idioti ateniesi. Ogni progetto è una scelta. Quando decidi di lavorare con un’azienda, è importante valutare i suoi valori e il suo impatto sulla società. Se un’azienda si preoccupa solo di massimizzare i profitti a discapito dell’ambiente o dei diritti dei lavoratori, collaborare con essa significa supportare queste scelte.

Fare design con una coscienza politica significa mettere in discussione i progetti che vengono proposti chiedendosi se sono in linea con i propri valori.

 

 

Il design è spesso visto come un campo apolitico, focalizzato sulla progettazione di prodotti esteticamente gradevoli e funzionali. Tuttavia, i designer hanno il potere di plasmare il mondo. Possono promuovere il cambiamento sociale, difendere i diritti delle persone e creare un mondo più giusto e sostenibile. I designer devono rassegnarsi perché, in fin dei conti, fanno politica anche inconsapevolmente.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Il talento di Mr. C.

 

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