I social media sono diventati strumenti indispensabili per la visibilità e l’engagement. Sono il palcoscenico dei brand a caccia di un pubblico che li ricompensi con like e cuoricini, come quella stramaledetta canzone che mi rifiuto di ascoltare e commentare — ma che pure, maledizione, sto già nominando nell’introduzione di questo post.

I brand utilizzano sempre più spesso contenuti spiritosi e leggeri per connettersi con il loro pubblico. Se fai ridere davvero, la gente ti ama, ti rimane fedele e ti assicura il passaparola. Gli italiani, poi, vanno matti per i brand che li fanno ridere.

 

L’umorismo è diventato l’arma segreta per non finire nel grande oblio dei contenuti noiosi

 

Ma l’umorismo nella comunicazione non è lineare, è insidioso e può sfuggire al tuo controllo. Come diceva Umberto Eco, il comico è una faccenda difficile: a capirlo si è risolto il problema dell’uomo su questa terra. Il riso sfugge a ogni categorizzazione, cambia umore a seconda delle persone e del contesto. Per Eco, l’umorismo è come il sonno: ritempra o rincretinisce, a seconda della dose, dell’ora, della stagione. Proprio per questo può diventare un’arma a doppio taglio: se da un lato può essere molto efficace nell’attrarre l’attenzione e promuovere emozioni positive, dall’altro comporta potenziali rischi, in particolare per quanto riguarda la percezione di affidabilità e serietà.

 

 

 

 

Il Fascino dell’Umorismo

Come catturare l’attenzione con il potere delle risate

Se guardiamo l’umorismo dal punto di vista della psicologia, possiamo notare che coinvolge la nostra mente, le nostre emozioni e le nostre interazioni sociali. Nel tempo, gli studiosi hanno elaborato diverse idee e modelli per capire come funziona l’umorismo.

 

 

La Teoria dell’Incongruenza

Un’idea fondamentale, sostenuta da pensatori come Schopenhauer e Kant, è che ridiamo quando ci troviamo di fronte a qualcosa che rompe le nostre aspettative o schemi abituali, ma senza che questo cambiamento abbia conseguenze negative. In pratica, quando succede qualcosa di strano o inatteso che non causa problemi, spesso ci fa ridere. Questa teoria sottolinea quanto la sorpresa e il contrasto tra ciò che ci aspettiamo e ciò che accade siano importanti per l’umorismo.

 

 

La Teoria del Sollievo

Secondo Sigmund Freud, l’umorismo agisce come una valvola di sfogo per le tensioni psicologiche che teniamo dentro o per le cose che reprimiamo. Da questo punto di vista, l’umorismo ci permette di esprimere pensieri e sentimenti che altrimenti sarebbero considerati inaccettabili dalla società, offrendoci una sorta di liberazione emotiva.

 

 

La Teoria della Superiorità

Proposta da Thomas Hobbes e poi sviluppata da Henri Bergson, questa teoria suggerisce che l’umorismo nasca dal sentirsi superiori agli altri o dal rendersi conto di essere più intelligenti in una certa situazione.

 

 

La Teoria della Violazione Benigna

Elaborata dagli psicologi Peter McGraw e Caleb Warren, questa teoria unisce elementi dell’incongruenza e della violazione delle regole sociali. Secondo loro, l’umorismo nasce quando percepiamo qualcosa come una rottura di una norma sociale o morale, ma allo stesso tempo la consideriamo innocua o non minacciosa. Questo equilibrio tra la trasgressione e la sua natura non pericolosa è ciò che produce l’umorismo.

 

 

 

 

L’umorismo nel marketing

L’umorismo svolge un ruolo cruciale nella creazione di connessioni emotive con il pubblico. Può evocare emozioni positive come gioia, divertimento e calore, favorendo un legame emotivo più forte tra il brand e il consumatore. Le connessioni emotive portano a una maggiore fedeltà al brand e a un passaparola positivo. La risata condivisa può creare un senso di intimità e affinità, facendo sentire il brand più umano e vicino. I brand che fanno ridere il loro pubblico sono spesso visti come più accessibili e amichevoli.

L’umorismo ha anche un notevole impatto sociale, infatti, i contenuti divertenti hanno maggiori probabilità di essere condivisi sui social, aumentando la portata e la visibilità del brand.

 

L’umorismo può essere un potente motore di reach organica e brand awareness

 

I meme sono diventati un linguaggio online universale e un potente strumento per il marketing. Possono favorire un senso di comunità tra i follower che condividono lo stesso senso dell’umorismo e trovano divertenti i contenuti del brand. I brand che utilizzano l’umorismo in modo efficace possono costruire community online più forti e coinvolte.

 

 

 

 

Ma che caxxo hai da ridere?

Quando l’umorismo minaccia l’affidabilità del brand

L’umorismo è anche una cosa soggettiva e culturalmente vincolata. Quello che fa morir dal ridere te, può far incazzare un altro. Se giochi con stereotipi, sarcasmo o manchi di tatto, ti becchi la shitstorm. Settori come quello medico, finanziario o legale, per le tematiche che trattano, devono essere estremamente cauti a prescindere. Il medico che sul suo canale Instagram si lascia troppo andare, convinto di essere pronto per il debutto a Zelig, finisce per trasformarsi nel pagliaccio di turno, ed è subito circo.

In generale, i brand dovrebbero evitare forme di umorismo potenzialmente divisive o dannose. Non tutti possono cogliere l’ironia di un meme e alcune persone potrebbero non apprezzare il contenuto. Occorre quindi prestare attenzione a possibili interpretazioni errate soprattutto quando giochiamo con forme sottili di umorismo.

 

A seconda del settore e dei valori fondamentali del brand, un umorismo eccessivo o frivolo può minare la percezione di professionalità, competenza e affidabilità

 

Se l’umorismo è percepito come forzato, inautentico o irrilevante per il brand, può danneggiare la sua credibilità. L’umorismo deve apparire naturale e in linea con la personalità e il messaggio complessivo del brand. Eccessiva trasparenza può portare a una perdita di autorevolezza. Allo stesso modo, un umorismo inappropriato può far apparire un brand poco serio. È necessario trovare un equilibrio; l’umorismo dovrebbe migliorare, non sminuire, l’autorevolezza del brand.

Un umorismo percepito come derisorio, insensibile o che banalizza questioni importanti può portare a reazioni negative del pubblico e danneggiare la reputazione del brand. I brand devono considerare attentamente le implicazioni etiche del loro umorismo ed evitare di essere offensivi. Sebbene far ridere possa aumentare l’apprezzamento e le interazioni, potrebbe non essere una soluzione adatta per riflettere su questioni sociali o problematiche serie.

 

 

 

 

Gli italiani adorano ridere, ma dietro c’è un mondo di sfumature

I consumatori italiani generalmente apprezzano i brand che comunicano con umorismo, con una percentuale significativa che dichiara che sceglierebbe un brand che usa un TOV più divertente rispetto ai competitor ed è disposta a pagare di più per esso. Esiste quindi un chiaro interesse per l’umorismo nella comunicazione dei brand tra i consumatori italiani.

Tuttavia, se i grandi marchi sono ormai consapevoli dei rischi legati a questo tipo di comunicazione, tra i piccoli brand e le attività locali assistiamo quotidianamente a scivoloni comunicativi e cadute di stile: reel imbarazzanti, video senza senso, contenuti che fanno più cringe che engagement.

Sebbene una parte del pubblico possa apprezzare certe trovate, liquidarle come “politicamente scorrette” serve solo a minimizzare l’imbarazzo e a mascherare, dietro il paravento dello humor, la volontà di dire qualunque cosa senza prendersene la responsabilità. E se la risposta a ogni critica è “fanculo cultura woke!”, allora forse non è humor, ma solo superficialità travestita da provocazione. Te lo dico da grande fan di Ricky Gervais, uno dei comici più influenti e dissacratori della scena internazionale. È questione di contesto. Vuoi fare il comico? Chiudi la tua cazzo di azienda e sali su un palco!

L’umorismo fa parte della cultura italiana da molto tempo, sebbene la sua interpretazione e appropriatezza possano variare. Comprendere il contesto storico e culturale dell’umorismo in Italia è importante. Non mi soffermerò sul trend attuale, l’Italian Brainrot, un umorismo online assurdo e caotico che utilizza voci generate dall’intelligenza artificiale, frasi senza senso come “Lirili Larila” e “Tralalero Tralala”, immagini surreali ed effetti sonori inaspettati. I brand che si rivolgono alla Gen Z sono già all’opera per pubblicare i loro contenuti.

 

 

 

L’umorismo sui social sta uccidendo il tuo brand?

Ricapitolando, l’umorismo può essere un potente strumento per catturare l’attenzione e coinvolgere il pubblico sui social. Tuttavia, comporta rischi significativi se non ponderato. La chiave è trovare il giusto equilibrio tra umorismo e mantenimento di un’immagine credibile. È fondamentale condurre ricerche approfondite sul pubblico per comprenderne la sensibilità. L’umorismo dovrebbe essere utilizzato per umanizzare il brand e costruire connessioni emotive, non per apparire frivoli o poco professionali. Quindi, se stai sui social a fare il buffone pensando di essere il nuovo Lenny Bruce, magari stai solo facendo la figura del coglione, no?
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Il dittatore.

 

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