Sui social i canali di divulgazione scientifica sono tanti e numerosi. Con il tempo hanno trovato il giusto bilanciamento fra intrattenimento e divulgazione, sviluppando un talento importante: informare senza annoiare. Anche se non è compito dei divulgatori scientifici, c’è un aspetto importante da prendere in considerazione: le idee scientifiche da dove arrivano e come si sono evolute?
Le radici della scienza contemporanea: un debito verso la cultura araba
Gli europei devono molto delle loro attuali conoscenze filosofiche, scientifiche e tecnologiche alla cultura araba. L’espansionismo del Medio Oriente nel Mediterraneo, durante il IX secolo, portò con sé il sapere greco, ellenistico e classico, incluso quello matematico, astronomico, fisico, chimico e medico. Queste conoscenze, a loro volta, erano il risultato di un’eredità proveniente dalle culture egiziana, assiro-babilonese e, in parte, indiana.
Le traduzioni latine delle opere arabe furono il seme del Rinascimento europeo, una fase che si potrebbe definire come una riscoperta degli antichi trattati filosofici e scientifici in chiave cristiana. Tuttavia, durante il Medioevo, gran parte di questi saperi erano stati dimenticati a causa del collasso dell’Impero Romano e della conseguente riduzione delle rotte commerciali e, quindi, di possibilità che le idee circolassero per tutta l’Europa.
La scienza è prima di tutto un percorso umano
La maggior parte delle persone studia o utilizza la scienza senza conoscerne la storia. Il rischio è che gli specialisti rischiano di limitarsi a un approccio tecnico, come sottolineava Tomas Kuhn negli anni Settanta, perdendo di vista il contesto storico e filosofico che alimenta il progresso scientifico. Questo rischio porta a vedere la scienza come una verità assoluta, quando invece essa è un continuo approssimarsi alla comprensione della natura.
Una teoria scientifica è spesso il risultato di errori, intuizioni sbagliate e conflitti intellettuali
La scienza, apparentemente fredda e razionale, contiene tanta umanità quanta la letteratura. Conoscere la storia della scienza ci aiuta a capire che il sapere scientifico è un processo in continua evoluzione, fatto di successi e fallimenti.
Gli storici della scienza: custodi dei preziosi errori del passato
Se la scienza del mondo contemporaneo è orientata verso futuro, gli storici della scienza hanno il compito di custodire e analizzare il passato. Essi devono ricordare le teorie ormai superate e le intuizioni che, sebbene inizialmente ignorate, sono diventate fondamentali per il progresso scientifico. Questo ruolo richiede una vasta competenza interdisciplinare, spaziando dalla filosofia alla fisica, dalla matematica alla biologia.
Rovistando nella storia della scienza passata è possibile trovare soluzioni adatte al presente ma che, magari, non erano pronte per essere accettate nell’epoca in cui sono state proposte (per mancanza di prospettive culturali o strumenti tecnologici adatti a confermare teorie e intuizioni).
Alcuni esempi eclatanti riguardano, ad esempio, Charles Darwin, la cui teoria della selezione naturale ha avuto un impatto radicale nel modo di concepire la scienza e l’umanità stessa. Sebbene la sua celebre opera, The origin of the spicies sia stata pubblicata nel 1859, è stato dimostrato che aveva sviluppato la sua teoria già nel 1836. Un caso altrettanto eclatante, ma meno famoso, riguarda un geologo veneto, Giovanni Battista Brocchi, che nel 1814 pubblicò un’opera dal nome un po’ barocco: Conchiologia fossile subappennina con osservazioni geologiche sugli Appennini e sul suolo adiacente. All’interno di quest’opera c’è una teoria sull’estinzione delle specie che venne ripresa negli anni Settanta e che ha dato vita a quella che ora conosciamo come Teoria degli equilibri punteggiati, che potrebbe essere un’ottima pezza per alcuni nodi critici della teoria di Darwin.
Perché conoscere il passato è essenziale per comunicare la scienza
Senza uno sguardo al passato, rischiamo di perdere intuizioni preziose e di perpetuare falsi miti. Ad esempio, l’idea del tutto infondata che le piramidi siano state costruite con l’aiuto di tecnologie aliene deriva dall’ignoranza delle capacità tecnologiche e scientifiche delle civiltà antiche. Il divulgatore Massimo Polidoro ne ha parlato in diversi suoi video.
È divertente notare il fatto che i sostenitori di queste teorie (cioè, che gli alieni abbiano costruito le piramidi) non hanno dedicato nemmeno un minuto del loro tempo, ad esempio, ai complessi sistemi di irrigazione degli egizi, evidentemente capaci di opere di ingegneria idraulica molto complessi mentre, per quel che riguarda l’ingegneria edile, si sono dovuti rivolgere a progettisti extraterrestri.
Dagli alieni delle Piramidi agli OOPArt
A questa costellazione di “stranezze” tecnologiche del passato si aggiungono, poi, i famosi OOPArt, acronimo di Out of place artifact, ovvero oggetti fuori posto, data l’epoca in cui sono datati, per la tecnologia che si pensa possedesse la cultura che li ha prodotti. Ma come spesso capita, ciò che si pensa è diverso da ciò che è, e gli OOPArt non fanno eccezione. Se ci si stupisce di costruzioni tecnologiche come la macchina di Anticitera, un meccanismo databile fra il 150 a.C. e il 100 a.C., che aveva la funzione di planetario, e per tanto si tende a credere che un congegno del genere non possa “esistere” in relazione al tempo in cui è stato creato, bisognerebbe altrettanto meravigliarsi delle conoscenze scientifiche e tecnologiche dell’epoca in Grecia. Solo che approfondire una tale ricerca richiede parecchi sforzi come, ad esempio, la lettura di qualche libro, o qualche articolo.
Scienza e umiltà: una lezione dal passato
Conoscere la storia della scienza ci permette di assumere un atteggiamento meno arrogante nei confronti delle epoche passate. Sebbene oggi disponiamo di tecnologie avanzate, ci sono costruzioni come le piramidi che, con i mezzi odierni, risulterebbero difficilmente replicabili. Questo ci insegna che la conoscenza è sempre relativa al contesto storico e culturale in cui si sviluppa. Comprendere all’interno di una cornice storica la scienza aiuta i divulgatori di oggi ad avere un’idea più precisa del perché esistono certe conoscenze scientifiche e a proteggerli dai (diffusi) teorici delle tecnologie aliene.
La storia della scienza non è solo un archivio di fatti, ma una chiave per comunicare meglio il sapere scientifico. Riconoscere gli errori e le conquiste del passato ci aiuta a capire meglio il presente e a immaginare il futuro con una prospettiva più ricca e completa. Comunicare la scienza senza conoscerne la storia significa privarla di profondità e significato.
IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM 2001: Odissea nello spazio.
Vuoi leggere ancora?


