La parola chiave nel mondo della comunicazione da qualche anno a questa parte è storytelling.

 

Non basta più presentare un prodotto per vendere, bisogna raccontare una storia

 

Siamo costantemente bombardati da messaggi di ogni tipo e forma provenienti da qualunque canale, che ormai abbiamo imparato a ignorarli. Se hai tempo su questo tema ti consiglio di guardare il TED Talk di Stefano Andreoli su YouTube, si intitola, Moriremo di storytelling.

 

 

 

 

Raccontare una storia può essere la chiave

Quelli che lavorano nella comunicazione hanno realizzato che per superare la barriera dell’indifferenza è necessario aprire una breccia nella sensibilità delle persone, farle emozionare. Per farlo non si sono inventati nulla. La soluzione era lì da secoli: raccontare una storia.

Alle persone le storie piacciono perché traducono i fatti in linguaggio, creano collegamenti, contestualizzano, danno senso. Dare un senso alle cose ci aiuta a capirle, a farle nostre. Perché, come diceva Wittgenstein – che non c’è su YouTube – “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Tradurre in parola e organizzare in una storia un sistema di valori è il modo in cui l’uomo tramanda la cultura, ecco perché è così efficace.

 

 

 

 

Ce lo dice la scienza

Il potere dello storytelling è una solida realtà. Le storie sono capaci di creare in chi ascolta emozioni reali, la neuroscienza chiama questo fenomeno neural coupling ed è generato dai neuroni specchio, quelli che si attivano quando guardiamo un altro fare qualcosa, ecco perché lo sbadiglio è contagioso.

Riuscire ad agire sullo stato d’animo di chi ci ascolta è un superpotere che i copywriter e i creativi hanno affinato con la tecnica.

 

 

 

 

Narrazioni ed emozioni

Ascoltare una buona storia ci predispone a compiere un’azione. Non sono chiacchiere, è neuroscienza. Ascoltare un racconto è un’attività piacevole e coinvolgente che stimola il rilascio di ossitocina, lo stesso ormone di quando ci innamoriamo, che oltre a darci una sensazione generale di benessere ci aiuta a identificarci nella situazione che ci viene narrata.

Nel momento in cui l’equilibrio iniziale della storia viene turbato da un avvenimento chiave per il principio del neural coupling, condividiamo la situazione di disagio vissuta dal protagonista della storie e il nostro cervello, per lo stress, comincia a produrre cortisolo, responsabile dell’aumento dell’attenzione e della concentrazione: in questo momento siamo completamente dentro la storia pronti ad accogliere qualunque messaggio. Infine, quando il problema viene risolto e si giunge a un nuovo equilibrio la dopamina e l’endorfina ci avvolgono in uno stato di piacere e soddisfazione che ci trascineremo dietro per un po’ e che assoceremo…al tuo brand!

Eh già.

 

Se vuoi vedere il video di Andreoli lo trovi a questo link: Moriremo di storytelling. Non te l’ho dato prima perché se no col cappero che avresti letto fino a qui. Già vi vedo tutti a sganasciarvi su YouTube. Maledetti.

 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Forrest Gump.

 

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