Ci sono situazioni che possono sconvolgere la tua routine. Hai un business strutturato e qualcosa di imprevisto ti porta a ridefinire completamente lavoro, campagne pubblicitarie e obiettivi. Ridefinire insomma le priorità. L’emergenza del Coronavirus in Italia è un evento inaspettato che sta causando e causerà ripercussioni sulla domanda e offerta di beni e servizi.

La ridefinizione stessa dei bisogni del consumatore sta costruendo nuovi scenari. Pensa al boom della spesa online che sta interessando le catene di supermercati e la ristorazione in generale. Le raccomandazioni del Ministero della Salute per la prevenzione del Coronavirus hanno portato giustamente le persone a tenersi alla larga da luoghi affollati prendendo in considerazione l’idea di farsi consegnare il cibo a casa.

La cancellazione di grossi eventi, il lavoro da remoto, i vantaggi del commercio elettronico sono espressione dell’incertezza e della paura legate al virus Covid-19. L’offline e l’online ormai combaciano perfettamente e l’ecosistema digitale dovrà fronteggiare le sollecitazioni del mondo reale.

 

 

 

Che impatto avrà il virus sull’ecosistema digitale della tua azienda?

Ho trovato molto interessante l’approfondimento di Greg Sterling sui possibili scenari legati alla comparsa del Coronavirus. Nel suo articolo chiama in causa esperti di marketing digitale che offrono letture differenti sul fenomeno che stiamo vivendo. Non manca un approccio alla Zio Sam che vede il virus come un’opportunità. Certo, potrà sembrare una bestemmia, ma che ti devo dire, ci ritroveremo tutti a Natale a parlarne alla faccia di James Stockdale (e del suo paradosso).
 

Alcuni spunti su cui riflettere evidenziano la complessità dello scenario

La cancellazione di importanti meeting annuali porterà alla riscoperta di situazioni più intime in contesti di modeste dimensioni. Si incoraggerebbero le connessioni personali rendendo più significativo l’approccio comunicativo. Si potrebbe intercettare anche un ampio gruppo di partecipanti costituito da quelli che non sono soliti viaggiare. L’affiancamento di eventi digitali potrà poi rafforzare la capillarità della presenza.

Le compagnie aeree e le crociere stanno iniziando a ridurre, rimandare o mettere in pausa le loro campagne pubblicitarie. L’impatto del virus dovrà spronare il settore a trovare il modo di incoraggiare i consumatori a pensare oltre questa attuale situazione.

Cavalcare la paura è purtroppo una tecnica che in queste circostanze paga. Stanno proliferando infatti siti inaffidabili infarciti di fake news, bot, inserzioni clickbait che intercettano l’utente nel momento giusto. Questa sincronicità sarà ora ancora più significativa.

Sono molte le persone che non hanno mai provato il lusso di lavorare da remoto. La ridefinizione degli assetti lavorativi potrebbe essere un risvolto positivo del Coronavirus.

 

 

 

Coronavirus e marketing, investire o meno nella pubblicità

Il ridimensionamento della spesa pubblicitaria e la sua ridistribuzione è una diretta conseguenza della crisi da Covid-19. La pubblicità è una voce di spesa controversa in alcuni settori in Italia. Anche in tempi non sospetti, figurati durante un’emergenza sanitaria di questa portata.

In momenti di incertezza i tagli non dovrebbero tardare dal farsi attendere. Può avere senso allora spingere prodotti o servizi che nell’immediato non incontreranno il consumatore? D’altronde il cambiamento delle nostre abitudini porterà ad un incremento repentino della richiesta di alcune tipologie di servizi a discapito di altre. Ad esempio, lo streaming, i videogiochi e i social potrebbero vedere un incremento di utilizzo e quindi una spesa pubblicitaria maggiore se trascorriamo più tempo a casa. Di contro la spesa pubblicitaria potrebbe diminuire in altri settori. Le aziende legate alla produzione di beni di consumo potrebbero ridurre la spesa pubblicitaria in caso di problemi di inventario dovuti a vincoli nella catena di approvvigionamento.

In questo scenario altamente instabile è importante avere una visione di lungo periodo senza perdere il contatto con la realtà.

 

 

 

La comunicazione del brand al tempo del Covid-19

L’emergenza del Coronavirus porta le aziende a focalizzare l’attenzione su problematiche logistiche.

 

E se invece il vero problema fosse il cambio di atteggiamento del consumatore?

 

Un’emergenza che andrà ad impattare sul rendimento dei prossimi mesi.  Le aziende si trovano a dover fronteggiare una situazione inaspettata (un Cigno Nero come l’espressione resa celebre dal filosofo e matematico libanese Nassim Nicholas Taleb).

Paradossalmente, questa situazione di crisi sembra ridisegnare una condizione di parità tra i diversi competitor. La tua azienda è stata colpita allo stesso modo come la concorrenza. Siete tutti esposti, è vero, ma il nuovo scenario sul mercato dipenderà dall’atteggiamento nei confronti del virus. Da come avverrà la presa di coscienza del problema. La scelta del tipo di comunicazione e l’empatia premieranno quei marchi che sapranno entrare in sintonia con il consumatore.

Questa emergenza sanitaria avrà una portata dirompente nella mente del consumatore. Sappiamo che tutto si lega a doppia mandata con le emozioni. E più queste si aggrappano a situazioni particolari ed estreme, come l’attuale, più rimangono indelebili nel bene e nel male. Questo insomma per dire che non ci saranno mezze misure per la strategia di comunicazione al tempo del Covid-19. Occorre dimostrare il sostegno al consumatore ricambiandolo per la fiducia concessa.

Essere vicini al consumatore non significa necessariamente trasformarsi in esperti di pandemie. Il carattere informativo del brand si può limitare a trasmettere una sicurezza circoscritta all’esperienza di consumo. Pensa ad esempio a queste domande:

  • L’uso dei tuoi prodotti comporta dei rischi connessi al Coronavirus?

  • Questa situazione comporterà un cambiamento nelle abitudini di consumo?

  • I servizi di assistenza o di consegna subiranno delle interruzioni?

 

La comunicazione del brand deve essere ponderata. In un contesto in cui tutto cambia repentinamente occorre tastare gli umori. Occorre saper ascoltare. Magari molte persone che fino a qualche giorno fa non prendevano sul serio il virus (#molamia!) ora sono di tutt’altro avviso. Questo significa essere dalla parte del consumatore.

 

 

In momenti difficili come quello che stiamo attraversando in Italia penso che la coesione sia fondamentale. La risposta del brand deve essere sensibile e rispondere sinceramente alla situazione. Questo significa adottare una comunicazione nell’interesse del tuo pubblico e non solo finalizzata alla vendita.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM 28 giorni dopo.

 

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