Domenica si è conclusa la 17. Mostra Internazionale di Architettura. Il Padiglione Italia ha chiuso i battenti e noi ci portiamo a casa un’esperienza fantastica. Il progetto Comunità Resilienti ha visto Dirty Work in prima linea. In principio doveva essere la realizzazione del suo sito web, ma poi è successo qualcosa, è scoccata la scintilla…Due anni e mezzo di lavoro, un concept identitario e una video installazione in Padiglione.

Siamo stati rapiti dalle idee visionarie di Alessandro Melis, Curatore del Padiglione Italia. Sicuramente il suo background cinematografico ha giocato un ruolo non indifferente. Non posso nascondere la mia passione per gli zombie movie. Sono sempre alla ricerca di piccole perle che si nascondono tra chilometri di viscere estirpate al povero malcapitato di turno che, come da copione, ha preso con troppa leggerezza l’orda di non morti che arranca davanti a casa sua. Anche Alessandro adora gli zombie e se fosse catapultato in una puntata di The Walking Dead saprebbe il fatto suo in termini di sopravvivenza. Ci ha scritto pure un libro!

Poi entra in gioco la comunicazione. Quella non fine a sé stessa, quella autentica che serve ad avvicinare più persone possibili e a sensibilizzarle. Il progetto di Alessandro andava oltre l’architettura. Minava lo stereotipo dell’architetto col foularino intento a scarabocchiare qualcosa che tanto noi non possiamo comprendere. Supercazzole vestite di tutto punto che mi fanno pensare più ad un personaggio sordiano. È arrivato il palazzinaro, ma non questa volta. Questa è un’architettura che fa un’ammissione di colpa. Non si nasconde dietro slogan e giri di parole che rendono più green il grigiore delle città in cui viviamo.

 

Sul nostro pianeta l’industria delle costruzioni è la responsabile della maggior parte delle emissioni di CO2

 

 

 

 

Parliamo di crisi climatica

Ma innanzitutto parliamo. Usiamo delle metafore, scegliamo delle parole che sembrano casuali, ma che amplificano il nostro senso comune. Evocano delle cornici mentali che svelano la nostra visione del mondo, i nostri obiettivi. George Lakoff li chiama frame. Ogni qualvolta ascoltiamo una parola, nel nostro cervello, si attiva immediatamente un frame. I conservatori americani abbandonarono l’espressione riscaldamento globale perché troppo allarmista e inquietante. Meglio optare per cambiamento climatico. La parola clima ha una connotazione più piacevole e smorza la correlazione con la responsabilità dell’uomo.

Basta una parola per far cambiare la percezione di un pericolo in barba al cervello rettiliano. Cosa succede quando gli aggettivi sano, pulito e sicuro incontrano sempre più spesso carbone e centrali nucleari?

L’uso funzionale della lingua è fondamentale. Non importa che sia stata una giovane ragazza ad andare a rompere le balle al Papa. Il focus è il messaggio di cui si è fatta portatrice. Poteva esserci al suo posto anche un giornalista autorevole in perizoma mentre si dilettava su un monociclo. Non lasciamoci distrarre. Il riscaldamento globale sta causando morte e perdite economiche. Nonostante questo, ci scontriamo ancora con una dialettica negazionista. Sai quanto ci costerebbe combattere il riscaldamento globale? E tu sai invece quanto ci costerebbe lasciare tutto così?

Abbiamo iniziato a lavorare su Comunità Resilienti nell’estate del 2019, in epoca pre-covid. Si parlava già di animali serbatoio e della stretta interdipendenza tra ecologia e salute. La pandemia qualche mese dopo ha reso noto al grande pubblico il sodalizio tra crisi ambientale e malattie.

 

 

 

 

Suggestioni Cyberpunk

Quando costruisci un’immagine, quando pianifichi un progetto comunicativo giochi con tutti gli elementi che hai a disposizione. Costruisci la tua moodboard e cerchi di capire dove andare a parare. Cyberpunk 2077 non era ancora uscito ma il suo hype iniziava a farsi sentire. Quanta atmosfera cyber ci sarebbe stata all’interno del Padiglione Italia?

Il primo elemento visual con cui siamo entrati in contatto è stato il logo di Comunità Resilienti realizzato dal team di Ercolani Bros. / DoKC Lab.

Il logo doveva rappresentare, per noi, la capacità del sistema di modificare il proprio funzionamento in seguito a una perturbazione, così da poter sopravvivere a qualsiasi condizione, come siamo convinti sia chiaro dalla sua “genesi”, l’unico modo era far interagire artificio e natura.

Si è pensato così di creare una sintesi tra Sistema Antropico e Sistema Naturale.

Il sistema antropico, letto in chiave artificiale, non poteva che essere una sintesi grafica delle forme geometriche della pianta del Padiglione Italia, all’opposto, ma solo apparentemente, dovevamo trovare per il sistema natura una forma fluida e sinuosa.

Qui le cose si sono complicate, inizialmente avevamo pensato all’albero, che ha una crescita ed uno sviluppo non geometrico così da poterli mettere in relazione, ma ci sembrava troppo statico e volevamo che questa parte del logo desse letteralmente una spinta al padiglione.

Il 26 gennaio del 2020, era domenica, e dagli scogli in riva al mare poco fuori città, durante un giro in relax, con il suo modo sinuoso ed elegante di nuotare ci passa sotto agli occhi un polpo in gran velocità.

Avevamo trovato quello che cercavamo, quella del cefalopode ci è sembrato fosse la forma più adatta.

Così non dallo scontro, ma dalla fusione dei due ambiti: artificiale e naturale, geometrico e fluido è nato il logo, un pugno artificial/umano che solo in sintonia con la natura/cefalopode può superare l’impasse contemporaneo in cui si trova l’umanità (che è poi l’unico modo per essere veramente resilienti).

logo di comunità resilienti alla 17 mostra internazionale di architettura

Il logo di Comunità Resilienti era perfetto, con la sua dose bilanciata di attivismo rivoluzionario. Non rimaneva che costruire un sito serbatoio che lo ospitasse.

 

 

 

Rachael la replicante

Sono tantissime le tematiche trattate all’interno del progetto del Padiglione Italia 2021. Sono connesse tra loro e dare il giusto peso a volte non è stato semplice. Alessandro Melis è un fiume in piena. Credi di poter reggere il suo passo, ma quando anche l’ultima connessione logica di un suo ragionamento ti sembra familiare ti ritrovi in faccia il fumo del Brucaliffo che invece di essere stanco delle domande continua ad alimentare il discorso.

Sentivo l’esigenza di una figura iconica, qualcosa che potesse brandizzare il sito di Comunità Resilienti. L’aspetto divulgativo era troppo importante come troppo importante era essere accessibili al pubblico. Ho sempre odiato le soluzioni incomprensibili. Mi ricordo quando frequentavo il corso di Musica e Nuove Tecnologie al Conservatorio. L’ascolto di alcune composizioni faceva partire nella mia testa una canzone degli Afterhours: Scienziatelli musicali studian cornamuse anali all’interno delle proprie ricerche personali…

 

Ci voleva qualcosa che fosse riconoscibile, al bando ogni elitarismo stilistico

 

Rachael è una figura iconica. È la regina di quell’immaginario cyberpunk. Nella sua testa c’è Metropolis che in un futuro sempre distopico (ipoteticamente tra 5 anni) ha in sé il germe della rivoluzione. Un androide dalle sembianze femminili è ancora l’artefice della rivolta.

illustrazione di rachael di blade runner per la biennale di venezia 2021

Lo status quo non è un’opzione e l’ordine che conosciamo è inaccettabile. Rachael rappresenta quindi un cambio di paradigma contro un potere decisionale prototipizzato nell’uomo bianco occidentale di mezza età. Intanto il bla bla puerile della Cop26 si è appena concluso mentre aspettavamo quel cambio di passo martellante alla Gigi Dag di cui abbiamo bisogno.

 

 

 

 

Dallo sneak peek al video in mostra

Siamo partiti da un testo scritto da Alessandro Melis e Telmo Pievani cercando di ripercorrere il concept che abbraccia il senso dell’intera mostra. Questo l’incipit:

Immagina un rumore di fondo che non siamo in grado di decifrare. Lo descriviamo come un’anomalia. L’idea del glitch che cela la porta nascosta di un altro universo, fa parte dell’immaginario dell’uomo dalla notte dei tempi. L’istinto ci spinge verso il cuore dell’oscurità.

Sono tante le immagini che si susseguono leggendo il testo. Come una storia horror che ci fa paura ma che non possiamo fare a meno di continuare a guardare, quante tane del Bianconiglio saremo ancora spinti ad esplorare? La dimensione onirica ha finito per prendere il sopravvento. Guardiamo oltre il nostro pianeta sognando di andare su Marte e abbiamo finito per portare Marte sulla Terra.

La versione integrale del video intitolato We’ll be together while the planet dies è andata in mostra nella sezione Architectural Exaptation.

Per la nostra video installazione abbiamo miscelato immagini tratte da film di fantascienza dei primi del ‘900 insieme a del footage per fare in modo che anche la raccolta del materiale impattasse il meno possibile sulla produzione di Co2.

Il video è arricchito dalle testimonianze di chi combatte in prima linea la questione del cambiamento climatico e crede nel concetto di resilienza. Tra le immagini spiccano quelle del film La vita futura del 1936, ritenuta una delle più importanti pellicole di fantascienza che profetizza gli scenari apocalittici dell’imminente Seconda Guerra Mondiale. Un quadro distopico della società dominata dalla tecnocrazia e piegata da fame e miseria.

Il video è stato tradotto in LIS. Per la prima volta la lingua dei segni è entrata alla Biennale di Venezia. Immaginavo un’assistente virtuale, un ologramma che accompagnasse il visitatore, una sorta di guida. Volevo che fosse parte di quel mondo e non la solita appendice relegata nell’angolo di un monitor. Un altro personaggio uscito da Blade Runner che avesse accettato la sfida di Comunità Resilienti.

LIS alla biennale di architettura di venezia 2021

 

 

 

Ringrazio tutta la squadra di Dirty Work che ha creduto in questo progetto anche nei momenti più delicati. Ringrazio Alessandro che ci ha dato tutta la fiducia necessaria per portarlo a termine.

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Blade Runner.

 

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