Probabilmente sarà capitato anche a te. Sei in macchina che muovi la testa a ritmo di musica quando uno dei tuoi pezzi preferiti finisce e comincia l’annuncio pubblicitario che ti ricorda di passare a Spotify Premium. Una volta finito ne parte un altro, questa volta da parte di un brand che pubblicizza un suo prodotto con un messaggio breve ma incisivo o con un jingle che ti scopri a canticchiare nei momenti più impensati.
In poche parole, l’advertising audio ha fatto centro.
Secondo le ricerche del Nielsen Media Lab, infatti, l’audio ha 2 volte più potere nella conversione d’acquisto di un utente rispetto agli annunci display. Questo perché la permanenza nel ricordo è molto alta e grazie allo streaming e all’ubiquità d’uso di Spotify, ogni annuncio pubblicitario può essere ascoltato dovunque, in qualunque momento e più volte. Questo e altri elementi rendono la piattaforma di advertising di Spotify uno strumento estremamente interessante, nonostante le sue potenzialità siano ancora poco esplorate.

 

 
 
 

Advertising su Spotify: a chi è rivolto

Il modello di business di Spotify ha fatto scuola. Studiato e analizzato a più riprese, ha dato grandissimi risultati all’azienda perché in un certo senso, a prescindere dalle scelte degli utenti, Spotify vince sempre. Vince quando converte un utente all’acquisto dell’abbonamento mensile Spotify Premium che elimina la pubblicità, ma vince anche quando l’utente non acquista, perché sarà il destinatario dell’advertising pagato dai brand.

I numeri poi, sono da capogiro: nel 2020 Spotify ha raggiunto oltre 320 milioni di iscritti, di cui 155 milioni abbonati Premium, diventando senza dubbio la più diffusa e popolata piattaforma streaming musicale del mondo, diffusa in 178 Paesi.

 

Questa grande platea è sicuramente molto interessante per due player, che di fatto, cominciano a studiare e sfruttare sempre di più l’advertising di Spotify: gli artisti emergenti e i brand. Da un lato c’è l’esigenza di chi vuole finire nelle playlist Discover Weekly o accrescere la notorietà del proprio contenuto musicale, dall’altro il bisogno dei brand di farsi conoscere a un pubblico profilato, meglio ancora se con un breve messaggio che spinga a compiere un’azione (un click, una visualizzazione o un’iscrizione).
 

 
 
 

Come funziona l’advertising su Spotify

Finora l’Advertising su Spotify è stato poco sfruttato qua in Italia. Fino a pochi mesi fa, infatti, la piattaforma Ad Studio, era presente soltanto in Uk, Usa e Canada, mentre dal 2021 è approdata finalmente anche nel nostro Paese. I primi pionieri cominciano a sperimentarne il potenziale verificando sia l’effetto di permanenza del ricordo degli annunci audio, che la modalità di “Streaming Intelligence”, ovvero la possibilità di profilare e quindi indirizzare gli annunci a segmenti ben precisi dell’audience interna alla piattaforma. Spotify può infatti categorizzare i suoi iscritti in base alla provenienza geografica, all’età, al genere, ai gusti, alle preferenze, agli stati d’animo.

Grazie all’Ad Studio, in poche parole, è facile creare una pubblicità che raggiunga gli utenti di interesse non solo dal punto di vista demografico, ma anche di interesse e di contesto. Altro grande vantaggio è che è una piattaforma self-service, dove chiunque può dare vita ai suoi annunci gestendone la distribuzione, secondo due obiettivi:

  • aumento dell’awareness

  • promozione di un concerto o di un contenuto musicale.

 

Se il secondo obiettivo interessa sicuramente di più gli artisti, il primo si rivolge a brand e aziende e hanno come scopo farsi conoscere e ricordare grazie a un incremento di awareness, cioè di aumento della notorietà. Entrambi gli obiettivi possono essere realizzati attraverso questi quattro formati di annunci:

  • audio

  • video

  • display

 

 

Il formato più interessante e rivoluzionario è sicuramente l’audio: in un massimo di 30 secondi, infatti, si può mandare il proprio messaggio con una registrazione in autonomia o, in alternativa, inviando lo script a Spotify che si occuperò poi del voiceover.
L’unica barriera all’ingresso di questa piattaforma è un limite minimo di spesa di 250 € a campagna, cifra sotto la quale non si può far partire nessun annuncio…

 

 
 
 

Un potenziale pubblicitario tutto da esprimere

L’advertising su Spotify sta muovendo i primi passi ma già si preannuncia come un grosso palco per le piccole e grandi imprese, istituti, aziende e brand più o meno conosciuti che avranno accesso a una platea segmentata e in ascolto.

 

La pandemia, infatti, ha dato un’ulteriore boost alla crescita di questa piattaforma, complice anche la crescente popolarità dei podcast. Con oltre 2 milioni di titoli presenti di questo nuovo strumento, è la conferma della presenza sempre più diffusa e abituale dell’audio nelle nostre vite. La musica, i podcast, gli audio-libri: sono elementi ormai inseriti nelle nostre quotidianità, al punto che fatichiamo a ricordare una giornata in cui non ci siamo ascoltati almeno un brano musicale.
Come sempre le aziende hanno la responsabilità di produrre e proporre valore, rispettando la centralità del cliente: ecco che quindi se cambiano le sue abitudini è ora di cambiare anche le modalità di relazione e contatto con lui, raggiungendolo nei suoi nuovi spazi d’elezione.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM I Love Radio Rock.

 

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