Per la rubrica (inesistente) “fatti miei”, un articolo mediamente interessante che ti darà la risposta definitiva alla domanda: “come scegliere uno smartphone?”

Partiamo dal presupposto che non sono nemmeno sicura al 100% che ne avessi davvero bisogno. Il mio l’ho acquistato nel 2018 mi pare, funziona ancora: posso fare e ricevere telefonate, usare WhatsApp, navigare in rete e fotografare paesaggi mozzafiato senza comunque riuscire a render loro giustizia. Avrei potuto tenermelo.

Il problema maggiore, oltre alla batteria che dura meno rispetto a quando l’avevo acquistato, è che non ha abbastanza memoria per farci stare tutte le app di cui ipoteticamente avrei bisogno, anche per lavorare. Fu vera necessità? Ai posteri l’ardua sentenza.

A me non piace sperperare i soldi, quindi, quando acquisto cerco sempre di farlo in modo oculato.

Sembra una frase assolutamente sensata e veritiera, che potrebbe dire chiunque, ma stay tuned perché sento odore di colpo di scena.

Dicevo, cerco di spendere in modo oculato, soprattutto quando si tratta di tecnologia. Leggo i volantini di Mediaworld, Trony, Euronics e tutti quelli che mi ritrovo nella cassetta della posta, faccio ricerche online per capire di cosa ho davvero bisogno. Leggo una marea di articoli con recensioni e comparazioni tra i vari modelli per le diverse fasce di prezzo.

Ma vediamo realmente come è andata, analizziamo il mio processo decisionale con le lenti del neuromarketing.

Sto facendo un acquisto necessario. Questo è il primo bias, non sono davvero certa di questo, perché come ho già detto il fatto che le performance del vecchio telefono non fossero più sufficienti alle mie nuove esigenze non è provato. Il fatto è che ormai, da brava consumista sono abituata a cambiare telefono ogni due anni e mezzo o tre. Molto probabilmente questo desiderio mi è stato indotto dal contesto in cui vivo, in cui viviamo, perché sono convinta che anche tu sei dentro questa dinamica quanto me.

Desiderio di risparmiare. Da qualche anno ci sono diversi marchi che si sono posti come validi concorrenti rispetto alla stranota casa coreana da cui ero solita rifornirmi, e ho diversi amici pronti a dimostrarlo, l’urlo di Chan sta conquistando davvero l’Occidente. Quindi ho deciso di cambiare, non è mai una scelta che si fa alla leggera, anche se sei un’esploratrice amante del cambiamento come me. Il rapporto qualità prezzo era troppo appetitoso per non osare. Ma davvero volevo risparmiare o quella del risparmio era solo una scusa per giustificare a me stessa il fatto che stessi lasciando la strada vecchia per la nuova?

Chiedo consiglio a “miocuggino”. Diciamoci la verità, la paura di sbagliare quando si fa un acquisto importante come può essere un telefono è tanta, nonostante la pazienza dimostrata nel leggere l’intera enciclopedia degli smartphone non ero ancora certa che il modello cinese che avevo adocchiato fosse esattamente adatto a me. Quindi ho fatto come si farebbe al cospetto di Jerry Scotti e ho chiesto l’aiuto da casa. Ho chiamato il mio amico tecnologico, gli ho spiegato il mio problema, esposto le mie esigenze, chiesto secondo lui quale modello avrei dovuto acquistare. È andata a finire che secondo lui avevo necessità di un’astronave piuttosto che di un telefono, grande delusione da parte mia che mi sono sentita non ascoltata. Alzi la mano chi ha vissuto una storia del genere. Il punto è miocuggino teneva di più a farmi capire il suo livello di esperienza nel settore.

Compio una scelta basata su parametri oggettivi. Scottata dalla scarsa empatia dimostratami dal mio consigliere ho deciso di prendere in mano la situazione, buttare il cuore oltre l’ostacolo e stilare una lista di caratteristiche sulla base delle quali scegliere. Ho bisogno di memoria: dai 4 giga in su di ram e 128 giga di archiviazione. Non mi va che la mia borsetta pesi quanto il martello di Thor, quindi deve essere leggero. Poi volevo uno schermo nitido e una fotocamera dignitosa perché anche se non sarò mai una fotografa il mio lavoro contempla che testimoni la mia esistenza sul mercato anche con prove visive. Ah, giusto, la batteria. Almeno 5000 mAh, così mi dura almeno due giorni.

Questa scelta mi ha condotta nuovamente sui siti dei vari smanettoni a spulciare tabelle comparative.

Loss Aversion. Erano passate ormai settimane dal momento in cui avevo deciso di cambiare telefono. Ho rimbalzato da un sito all’altro, da un e-commerce all’altro attirando l’attenzione dell’occhio di Sauron. Un bel giorno Amazon, che si era rotto evidentemente le scatole di vedermi entrare, controllare tutti i prodotti, comparare ora questo e questo ora questo e quest’altro per poi abbandonare il sito, mi ha mandato una mail. Abbiamo un suggerimento per te, sulla base della tua attività recente pensiamo che questo ti possa interessare. Sconto del 30% sul telefono sul quale mi stavo orientando già da un po’. Non puoi perderti questa offerta, tradotto in bias: Loss Aversion.

Fine.

 

Ma una volta fatto l’acquisto, una volta che il mio conto si è alleggerito di diverse centinaia di euro ho ripercorso le tappe che mi hanno condotta alla scelta e mi è venuta come l’impressione di aver scelto male. Scegliere male è la condanna che sento di dover scontare adesso che so che le decisioni che prendiamo sono dettate al 95% dall’irrazionalità.

In realtà non è andata male.

Dopo pochi giorni, ho ricevuto a casa il mio smartphone che, per me che uso il telefono per telefonare, per trovare il numero della pizzeria più vicina con Google, e gestire gli aggeggi infernali che popolano casa mia tramite app, non era difficile azzeccare, molto probabilmente avrei potuto acquistare un prodotto a caso e avrebbe fatto ugualmente il suo dovere.

Non è mai bello spiegare le barzellette, ma vorrei fosse chiaro che questo articolo vuole essere un modo divertente per riflettere sull’importanza di conoscere come funziona il nostro cervello per capire in che modo comunicare ciò che vendiamo, ma anche per renderci conto di come acquistiamo.

E tu? Qual è il tuo segreto per fare acquisti consapevoli?

 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM The Voices.

 

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