La pubblicità nasce dalla vita e la vita si impara dalla pubblicità, come sosteneva Alexey Brodovitch. È piena di contrasti e paradossi, ma attraverso di essa abbiamo il polso della nostra società. La pubblicità non è solo l’insieme di semplici espedienti per trarre in inganno il consumatore, per attrarre la sua precaria attenzione e sfruttare le sue debolezze. Ma non addentriamoci oltre nel mondo dei persuasori occulti.

 

La pubblicità serve a venderci un prodotto ma a volte può cambiare il mondo

 

Il motivo per cui scegliamo di consacrare un sentimento con un diamante o il mood delle nostre feste natalizie deriva da pubblicità iconiche. Sembra pazzesco, ma è proprio così. Alcune campagne hanno influenzato il modo in cui comunichiamo e interagiamo, la pausa caffè che ci prendiamo a lavoro, i vestiti che indossiamo.

Un piccolo annuncio pubblicitario può avere un impatto dirompente sulla nostra cultura. Vediamo 5 esempi di come la comunicazione di alcuni brand americani hanno influenzato i costumi occidentali.

 

 

 

 

A colazione non può mancare una spremuta!

All’inizio del ‘900, i coltivatori di arance in California avevano un grosso problema: raccoglievano molte più arance di quante ne potessero essere vendute. Così nel 1907 venne lanciata una massiva campagna pubblicitaria per promuovere questo prodotto deperibile baciato dal sole. I coltivatori si riunirono attorno al marchio Sunkist rendendo popolare e riconoscibile il loro succo d’arancia. Ben presto la Sunkist insegnò alle persone come spremere il succo dalle loro arance vendendo spremiagrumi per farlo. Oggi la spremuta è una parte fondamentale della colazione e non solo negli Stati Uniti.

 

 

 

 

Chi ha inventato Babbo Natale?

La Coca Cola ha inventato Babbo Natale? La risposta, ovviamente, è no, poiché da secoli esistono sue rappresentazioni. La Coca Cola iniziò a utilizzare le immagini di Babbo Natale nelle sue pubblicità negli anni ’20, ma al buontempone di rosso vestito mancava ancora qualcosa. Fu solo nel 1931 con il lavoro dell’illustratore Haddon Sundblom che la magia del Natale si portò a compimento. Guance rosee, occhi lucenti e quel sorriso allegro misero le basi per questa iconica figura.

 

 

 

 

La (falsa) tradizione del diamante di fidanzamento.

Nel 1938 la De Beers non stava navigando in ottime acque. I diamanti erano visti come una stravaganza per ricchi e le vendite, già in calo da più di due decenni, erano crollate durante la Grande Depressione. Alla NW Ayer, agenzia pubblicitaria di Filadelfia, spettò il compito di instillare nell’americano medio il desiderio di un prodotto di cui poteva fare decisamente a meno. Nel 1947 la creativa Ayer Frances Gerety coniò Un diamante è per sempre e nulla fu più come prima. L’enfasi sull’eternità del sentimento aveva adombrato la concezione di lusso stravagante. La strategia comunicativa venne poi completata decantando un’antica tradizione del diamante di fidanzamento che in realtà non esisteva. Più la storia però veniva raccontata e più il pubblico la sentiva come vera.

 

 

 

 

Sigarette da veri duri.

Negli anni ’50 iniziò a manifestarsi lo spettro degli effetti dannosi del fumo. L’industria del tabacco corse ai ripari lanciando sul mercato le sigarette con filtro, un’alternativa “più salutare” solitamente associata ad un consumatore di sesso femminile. Nel 1954 fece la sua comparsa Marlboro Man, personaggio creato nel 1954 da Leo Burnett. Ora anche gli omuncoli più insicuri potevano sentirsi dei veri cowboy dalla mascella squadrata. L’archetipo del cowboy Marlboro si dimostrò da subito vincente. È un uomo libero in cui rivive il mito della frontiera americana supportato ampiamente dalla dialettica hollywoodiana.

 

 

 

 

È l’ora della pausa caffè!

L’espressione pausa caffè è stata inventata nel 1952 dal Pan American Coffee Bureau, unione di produttori provenienti da sette paesi dell’America centrale e meridionale. Con un budget di 2 milioni di dollari all’anno venne predisposta una massiva campagna pubblicitaria per incoraggiare nei lavoratori il consumo di caffè all’interno di una piccola finestra di tempo nella loro giornata lavorativa. Quel poco tempo libero per il caffè rappresentava un momento di relax ed una irrinunciabile scossa di vitalità. Secondo un sondaggio, alla fine del 1952 l’80% delle aziende aveva introdotto una pausa caffè “ufficiale”.

 

 

 

Spero che tu abbia trovato questi aneddoti interessanti e curiosi. Ce ne sono moltissimi altri legati al mondo della pubblicità anche relativi a brand più recenti o legati a doppia mandata alla storia italiana. Se vuoi aggiungere qualcosa scrivicelo nei commenti!
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Prova a prendermi.

 

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