Hai presente quel momento in cui il tuo cervello decide di passare direttamente da “Osservare un fatto senza giudizio” a “Ti urlo in faccia l’accusa più pesante che mi viene in mente”? Benvenuti nel club! Se le tue conversazioni assomigliano più a un ring di wrestling che a uno scambio civile di idee, forse è il momento di sperimentare nuove formule comunicative. Una tra queste la Comunicazione Non Violenta (CNV) ideata e sviluppata da Marshall Rosenberg.

Togliamoci via l’armatura allora e impariamo a parlare come adulti, ma col cuore di una giraffa… sì, proprio una giraffa. E tra poco ti racconto perché!

 

 

 

 

Il linguaggio dell’empatia

Scegliere la giraffa o lo sciacallo

Prima di tutto poche parole su Marshall Rosenberg: è stato uno psicologo statunitense nato a Canton, Ohio (poco interessante) però morto nel 2015 ad Albuquerque, New Messico. Albuquerque, capisci? La città di Breaking Bad. Quanta gioia ed entusiasmo mi restituisce questa informazione? Già lo vedo lì, il caro Marshall, nel suo camper/cucina a gettare le basi teoriche di un processo di comunicazione basato unicamente sull’empatia e in grado di evitare conflitti e incomprensioni. Wow!

 

Lo psicologo americano, per far meglio comprendere la sua teoria prende a prestito dalla Savana la giraffa (ricordi?) e lo sciacallo

 

La giraffa perché tra tutti i mammiferi terrestri è l’animale col cuore più grande.

Quale miglior animale avrebbe potuto scegliere come simbolo di un linguaggio basato sull’empatia, la compassione e la capacità di comunicare accogliendo i sentimenti e i bisogni degli altri?

Il collo lungo, inoltre, le permette di avere una visione più ampia. Può elevarsi sopra il conflitto immediato, i giudizi, le critiche superficiali per vedere i bisogni umani fondamentali che, ovviamente, sono universali.

In contrapposizione, Rosenberg usa la metafora dello sciacallo per rappresentare il tipo di comunicazione “violenta”, ovvero la comunicazione caratterizzata da giudizi, critiche, richieste esigenti, avendo come focus ciò che è sbagliato nell’altro. Lo sciacallo vive a terra, ha una visione limitata e un tono aggressivo.

 

 

 

 

Come trasformare i conflitti in connessione con la CNV

Ti faccio un esempio per capire come funziona

Immagina questa scena.

Lo sciacallo alza la voce e attacca:

“Sei sempre irresponsabile! Lasci tutto a metà, come al solito.”

La giraffa, invece, prende un respiro e risponde con calma:

“Ho notato che ieri la presentazione non è stata consegnata entro la scadenza che avevamo concordato.”

Non c’è giudizio, solo l’osservazione dei fatti. Poi, sempre la giraffa, aggiunge con sincerità ma senza puntare il dito:

“Mi sento preoccupata, perché per me è importante poter contare sull’affidabilità e sulla chiarezza negli impegni. Ne abbiamo bisogno per rispettare il piano di lavoro.”

In soldoni, quando Marshall parla di giraffa, parla di comunicazione empatica (cuore) e consapevolezza dei bisogni (collo lungo).

 

 

I 4 pilastri della Comunicazione Non Violenta

Rosenberg ci viene in aiuto semplificando il processo comunicativo in quattro passaggi universali che ci spostano dalla critica alla connessione:

1) Osservazione vs Giudizio: Il primo passo cruciale è separare l’osservazione oggettiva dalla valutazione. Concentrarsi sul fatto riduce immediatamente la resistenza e la reazione difensiva dell’interlocutore. È una descrizione, non un’accusa.

2) Sentimenti vs. Pensieri: Una volta stabilito il fatto, dobbiamo connetterci alla nostra esperienza interna. Qui è fondamentale distinguere i veri sentimenti dai pensieri mascherati da sentimenti. Il “Mi sento…” dimostra vulnerabilità e invita l’altro all’ascolto.

3) Bisogni: Qui risiede il nucleo della CNV. Ogni sentimento nasce da un bisogno umano universale (sicurezza, autonomia, connessione, chiarezza, riposo) che può essere stato soddisfatto o meno.  Il grande insegnamento della CNV è che i bisogni sono universali e rappresentano il nostro comune terreno di umanità.

4) Richiesta (L’Azione Positiva): Infine, la comunicazione si chiude con una richiesta concreta, formulata in termini positivi e negoziabili. Deve essere un’azione specifica che l’altra persona può compiere per contribuire a soddisfare il tuo bisogno. Chiedere: “Saresti disponibile a inviarmi un promemoria via e-mail un giorno prima della prossima scadenza?” è chiaro, misurabile e rispettoso della libertà di scelta altrui, a differenza di un’imposizione.

 

Il modello seguito è quello del Win-Win, sistema basato sul soddisfacimento dei bisogni universali di entrambe le parti

 

Invece di negoziare su chi deve rinunciare a qualcosa, il processo incoraggia la cooperazione creativa che permetta lo sviluppo di una connessione profonda tra gli interlocutori.

Ho usato l’attributo universale perché è da lì che nascono i sentimenti. É importante a questo punto comprendere cos’è un sentimento. Come ho già detto prima, per esprimere un sentimento usiamo la formula lessicale: “Mi sento…” frustrato, arrabbiato, felice, sereno, triste, e così via. A volte però, senza accorgermene posso utilizzare la stessa formula per esprimere pensieri mascherati da sentimenti.

Esempio: “mi sento manipolato da Giovanni”. Questa frase non esprime un sentimento puro ma piuttosto un pensiero o un’interpretazione dell’azione di Giovanni.

Prima di tradurti la frase in CNV è bene che tu sappia cosa si intende per sentimenti puri.

Qui sotto la tabella:

I 4 pilastri della Comunicazione Non Violenta

 
 

Ora che hai allungato un po’ di più il collo e hai potuto leggere la differenza tra sentimenti e pensieri, ti traduco la frase in CNV.

“Mi sento manipolato da Giovanni”. Molte sono le insidie nascoste perché, come ho già scritto, la frase non esprime un sentimento puro.

Ecco la traduzione in CNV, seguendo i quattro passaggi universali:

  • Osservazione: “Giovanni, quando hai detto che avresti finito tu il lavoro e invece hai chiesto a Luca di farlo senza parlarmene…” Bisogna specificare l’azione che ha innescato l’interpretazione di “manipolazione”.

  • Sentimento puro: “…mi sono sentito/a confuso/a e infastidito/a…” Si usano sentimenti reali, non interpretazioni (es. frustrazione, rabbia, delusione).

  • Bisogno (insoddisfatto): “…perché per me è importante la trasparenza e avere chiara l’autonomia nelle decisioni.” La “manipolazione” nasconde un bisogno di trasparenza, onestà o rispetto.

  • Richiesta: “Potresti per favore d’ora in poi comunicarmi direttamente qualsiasi cambiamento o delega?” Richiesta chiara e concreta per soddisfare il bisogno.

 

Frase CNV Completa:

“Giovanni, quando hai detto che avresti finito tu il lavoro e invece hai chiesto a Luca di farlo senza parlarmene, mi sono sentito/a confuso/a e infastidito/a, perché per me è importante la trasparenza e avere chiara l’autonomia nelle decisioni. Potresti per favore d’ora in poi comunicarmi direttamente qualsiasi cambiamento o delega?”

Non senti anche tu le tempie che si aprono, la nuca che si scioglie, i capelli che si rizzano? Una magia!

 

 

 

 

La Comunicazione Non Violenta è più di una tecnica per risolvere i conflitti

Più cuore, meno denti: scegli la giraffa

Questo approccio alla comunicazione è una lente empatica attraverso cui osservare il mondo, trasformando la percezione di chi ci circonda. Adottando il “Linguaggio Giraffa” e imparando a connettere osservazioni, sentimenti, bisogni e richieste, facciamo un passo fuori dalla “Modalità Sciacallo” del giudizio e della pretesa. Il risultato non è solo un miglioramento delle nostre relazioni interpersonali, familiari e professionali, ma una maggiore consapevolezza della nostra stessa umanità. In fondo, la CNV non è semplicemente un modo di parlare. È un invito a creare una società dove i bisogni di tutti vengano visti, ascoltati e soddisfatti con rispetto e collaborazione. È un’abilità che, una volta appresa, arricchisce ogni aspetto della nostra vita.
Impariamo pertanto a connetterci con gli altri (e con noi stessi) in modo più umano ed efficace.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Thunderbolts*.

 

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