Il Natale è sempre più vicino, e dato che non volevo lasciare i miei colleghi senza un piccolo regalo, quest’anno ho deciso di regalargli una delle mie solite, domande inopportune. Ma, come sempre, e ancora una volta, quello che ne emerge sono tante belle cose che posso imparare da loro, grazie al loro modo di guardare il mondo.
La domanda scomoda
Ci siamo seduti nella sala riunioni di Dirty Work per quella che inizialmente sembrava una classica pausa caffè, ma che si è trasformata in una sorta di terapia di gruppo. Ho buttato lì una domanda, con il mio solito tono caustico:
“Qual è il regalo di Natale più brutto che vorreste fare quest’anno, ma che sapete di non avere il coraggio di comprare?”
Il silenzio è durato cinque secondi. Poi Enzo, il nostro direttore artistico, ha rotto gli indugi:
Perché sotto l’albero finiscono sempre un mucchio di cose che vorremmo vendere al mercatino dell’usato? Forse è un complotto per farci ammassare oggetti inutili e farci sentire in colpa per non averli apprezzati. I regali sono come le relazioni: spesso non corrispondono alle aspettative. Forse è un modo per ricordarci che la vita è ingiusta e che anche i nostri cari a volte sbagliano.
Ma se fossimo anche noi a sbagliare? E se lo facessimo volutamente?
Il regalo sbagliato e brutto non esiste. Esiste quello banale e scelto senza cura. È un segnale di disinteresse e di distacco. A questo punto credo che sia meglio non farlo, anche l’ambiente ne sarebbe riconoscente. Ma torniamo alla domanda di Stefano e alla sua analisi del livello di perfidia che permea le feste natalizie in Dirty Work: purtroppo, anche quest’anno la mia crociata contro l’umanità è stata sabotata. Niente biografie di drag queen per i bigotti, nessun manuale di Bill Gates per i cospirazionisti. Il regalo più brutto che qualcuno riceverà sarà un albero o un regalo solidale.
Tecnologia al servizio del disgusto
Eugenio, il nostro web developer, non ha aspettato nemmeno che Enzo finisse per lanciarsi:
In più occasioni, negli anni, mi è capitato di vederlo pubblicizzato, perlopiù sulle riviste di gossip. Un prodotto tecnologico la cui utilità può essere considerata discutibile o necessaria. La valutazione dipende solo e unicamente da un fattore: la foltezza dei peli presenti nelle narici. Proprio così. Mi riferisco a lui: il rifinitore peli naso. Uno strumento tanto utile quanto sgradevole. E alle volte mi è capitato di vederlo addirittura regalato e il mio pensiero che andava subito lì, ovvero alle croste nasali (altrimenti dette caccole. Si! Proprio loro.) che si vanno a depositare inevitabilmente sulla testina metallica. Ma bando alle ciance e passiamo all’analisi più ché approfondita del prodotto.
Punto di forza: costi contenuti.
Punto di debolezza: Fondamentalmente nessuno perché rimane comunque e sempre un fottuto strumento che assolve un compito ingrato.
A pensarci bene però, per quest’anno passo e non lo regalerò. Tuttavia… chi può dirlo. Anche se il Natale è alle porte, sono ancora in tempo per un ultimo giro di shopping.
Martina e l’ansia da regalo perfetto
Se dovessi descrivere l’ansia in tre parole, direi “Regali di Natale”. E, sì, lo dice una persona che ama fare regali.
Non fraintendetemi: adoro vedere le persone felici, strappare un sorriso con un pensiero speciale. È una sensazione unica, che ti scalda il cuore. Ma, paradossalmente, è proprio questo il problema: scegliere il regalo giusto per la persona giusta.
Una sfida che si trasforma in pura agitazione.
Se ci metti poi il mio carattere – una di quelle persone che riflettono mille volte prima di prendere una decisione – capisci bene perché ogni anno, quando sento il “Ding” di Apple Pay, dietro c’è un lungo processo fatto di dubbi, liste infinite e notti passate a scrollare siti di shopping online.
Poi c’è un’eccezione: le persone che non conosco bene. Con loro è tutto più semplice. Un paio di calzini, un set di candele o qualcosa di generico che sembri utile ed è fatta. Zero stress.
Ma per chi conosco davvero – e per cui sento quella pressione a dover sorprendere o emozionare – la storia cambia. Quest’anno, per esempio, mi era venuta l’idea di regalare un cuscino per la cervicale a una persona di cui non farò il nome.
In teoria, era un’idea azzeccata. Utile, funzionale, perfetta per chi si lamenta spesso di dolori al collo. Ma appena mi è venuta in mente, ecco partire il solito film mentale: “E se non gli piace?”, “E se lo prende nel modo sbagliato?”, “E se pensa che gli stia dando del vecchio?”.
Sì, lo so. È ridicolo, ma sono fatta così.
Alla fine, ho rinunciato. Ho accantonato l’idea del cuscino per la cervicale perché, diciamocelo, ogni regalo porta con sé un messaggio, anche se non intenzionale. E regalare un oggetto del genere avrebbe potuto trasmettere qualcosa tipo: “È ora di prenderti una pausa” o, peggio, “Stai invecchiando, accettalo”.
Insomma, non proprio il messaggio che vorrei inviare a Natale.
E così, quell’idea che sembrava perfetta è svanita in pochi secondi. Proprio come succede spesso con i regali: ci metti giorni a pensarci, ma basta un attimo per metterla da parte.
Alla fine, il cuscino per la cervicale rimarrà un “non regalo”. Forse un giorno troverò il coraggio di osare, ma per ora lo lascio lì, tra le idee che potevano essere ma non sono state.
E così, con un misto di disillusione e ironia, abbiamo lasciato la sala riunioni. Forse non faremo mai quei regali brutti che abbiamo immaginato, ma almeno abbiamo capito una cosa: il Natale è il momento perfetto per prendersi un po’ meno sul serio.
E, chissà, magari qualcuno quest’anno riceverà davvero un rifinitore per peli del naso.
IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Lo schiavo dell’oro.
Che fai, te ne vai senza aver letto questo?

