È successo mentre guardavo un noto film del Maestro del cinema Sergio Leone. Il film in questione era “Il buono, il brutto e il cattivo”. Dal titolo si intuisce che i personaggi siano tre. Uno buono, uno brutto e uno cattivo. Tutto qui? Non c’è altro che definisca le tre figure? Ovviamente è un titolo, luogo deputato alla sintesi di quanto si vedrà sullo schermo.
Ma se avessimo uno strumento che ci permettesse di definirli con maggiore precisione? Che ci desse la possibilità di individuare chi abbiamo davanti (fantascienza), che ci desse la possibilità di non ferirlo (chissene) oppure di poterlo collocare meglio all’interno del team di lavoro (sogno)? Uno strumento in grado di rivelare il carattere di chi hai davanti, di individuare la “geometria della sua anima”, come definisce Helen Palmer, scrittrice e filantropa statunitense. Sarebbe bello…
Eppure, questo strumento esiste ed è molto potente. Si chiama Enneagramma e l’unico suo difetto è la sua efficacia.

 
 
 

Che cos’è l’Enneagramma?

Antico simbolo, di origine orientale, esso è oggi utilizzato come mappa degli aspetti psicologici. Un sistema che individua nove tipi di personalità, dotati di specifici modelli mentali, emotivi e sensoriali e spiega in modo chiaro e dettagliato il perché dei nostri comportamenti, svela le nostre intenzioni e le convinzioni che guidano in modo automatico le nostre scelte.
Siete interessati? Lo siete per davvero? Avete il “coraggio” di entrare nelle vostre viscere per scoprire tutto quello che finora non avete visto di voi? Allora seguitemi in questo viaggio. Può sembrare complicato ma, come si suol dire, è più difficile a dirsi che a farsi.
Abbiamo detto che si chiama Enneagramma. Graficamente rappresentato da un cerchio contenente un triangolo equilatero. Sulla circonferenza del cerchio si collocano nove punti, un punto per ogni Enneatipo, quindi nove Enneatipi. Ogni punto corrisponde all’unione di tre aspetti principali: l’aspetto primario che è la visione del mondo dell’Enneatipo specifico e due aspetti secondari che ne descrivono il comportamento in situazioni di stress o di sicurezza.
 

 
 
 

L’Enneagramma della personalità

Basta. Di quale informazione abbiamo ancora bisogno? Già con questo materiale a disposizione, se fossimo un capo d’azienda, un responsabile risorse umane o un project manager, sapremmo come gestire al meglio il personale, come individuare il membro della squadra più adatto al compito, come comprendere la personalità dell’intervistato in fase di colloquio, come collocare la persona giusta al posto giusto. E ancora, come gestire al meglio i propri clienti, come relazionarsi con i colleghi di lavoro, come gestire le tensioni nei processi decisionali.
Ad esempio, se il capo spiega la modalità di svolgimento di un lavoro specifico e il sottoposto, Enneatipo 5, si mostrerà silenzioso, probabilmente non sarà disinteressato al discorso, bensì starà riflettendo su quel che gli si sta dicendo. Se avete bisogno di un lavoro certosino, utile sarà il contributo di un Enneatipo 6 e della sua pignoleria. Se vorrete raccontare il prossimo progetto a un Enneatipo 8, saprete che dovrete andare dritti al punto perché proprio lui non sopporta i discorsi pregni di fronzoli e soprattutto, mai rimproverarlo pubblicamente. Potreste guadagnarne un pugno sul naso.
E ancora, per amor di flashback, nel Biondo (il buono) potremmo individuare elementi dell’enneatipo 2 oppure del 3, in Tuco (il brutto) enneatipo 7 tutta la vita e in Sentenza (il cattivo) probabilmente l’enneatipo 1.
Ovviamente, sto semplificando in maniera brutale. Tuttavia, sono consapevole che si tratta di un discorso un po’ più complesso e degno di essere approfondito.

Ma arriviamo alla parte più ostica.
 

L’Enneagramma ci aiuta, sì, a conoscere meglio gli altri. Ma soprattutto ci aiuta a conoscere meglio noi stessi

 
Quanto siamo convinti di conoscerci a fondo per poi renderci conto, di fronte a un evento che ha la potenza di un trauma, che tutto quello che pensavamo di noi stessi, magari, non corrispondeva alla realtà? Fondamentalmente non sono tanti quelli che hanno interesse a conoscersi meglio. “Tu sai chi sei?” – “Claro que si”. Ovviamente la risposta è quasi sempre sbagliata. Ci sono diversi strumenti per far cadere questo velo. Per far sì che smettiamo di vivere ordinariamente la nostra vita in uno “stato di veglia apparente prossima al sogno” (questa l’ho presa da Maestro Gurdjieff). L’Enneagramma ci permette di riconoscere noi stessi e di riconoscere i nostri cliché, le nostre abitudini mentali, i nostri costanti deja-vu cervellotici che ci portano a compiere sempre le stesse azioni, a vivere sempre le stesse dinamiche e a realizzare sempre gli stessi movimenti.

L’Enneagramma ci insegna che è più salutare per la nostra anima restare sempre in osservazione di noi stessi, e osservare gli altri, riconoscersi nei loro automatismi per potersene liberare e aiutare l’altro a liberarsene perché, come ci racconta Helen Palmer: “è proprio mentre non ci osserviamo che ci ritroviamo sotto il controllo delle abitudini e perdiamo la libertà di scelta”.

Dentro di noi esistono forze naturali sopite da influssi genealogici, sociali e culturali. Sta a noi liberare tali forze per raggiungere un livello superiore di vitalità. Sappiate che il nostro sé è sempre presente nella nostra memoria.
A noi tutti l’augurio di un buon cammino.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Il buono, il brutto, il cattivo
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