Con l’arrivo dell’estate e del caldo il lavoro rallenta e le vacanze ormai sono alle porte. Anche noi professionisti della comunicazione digitale andiamo in pausa. Ma come tutti, oltre a essere professionisti siamo anche utenti social. E il rischio del nostro lavoro è proprio di “rilassarci” passando i giorni a scrollare su Instagram e TikTok? La soluzione? Ognuno di noi ne ha una.

 

 

 

 

Puoi criticare il sistema, ma ricordati che ne fai parte

Il mio personale mantra sui social è che, per fare qualcosa di davvero concreto, o compi una scelta radicale o non stai facendo nulla. Certo, le piattaforme di propongono “soluzioni”, come ad esempio impostare un timer di utilizzo e cose del genere. Ma dobbiamo essere sinceri: funziona? Certo che no. Le piattaforme social sono strutturate affinché sia possibile passarci quanto più tempo possibile dentro. Si nutrono del nostro tempo e dei nostri contenuti. E perfino noi, che con queste cose, per lavoro, ne abbiamo a che fare tutti i giorni, e ne conosciamo tanto le virtù quanto i più profondi lati oscuri, non ne siamo immuni. Certo, questo non significa che non possiamo, come tutti, cercare di arginare il fiume che esonda.

Io, ad esempio, cerco di non aspettare l’estate per stabilire quando è necessario disintossicarsi. È anche una delle ragioni per cui ho deciso di smetterla con il social media management e concentrarmi di più sul branding e copywriting: non gestendo più account social per i clienti, passo necessariamente meno tempo su queste piattaforme.

Eppure.

Eppure, anche io ho il mio scheletrino nell’armadio. Infatti, mi diverto parecchio a creare contenuti ironici e nonsense con la mia pagina social. E ti dirò di più: ne sono stato anche ossessionato. Ora cerco di fare quello che mi viene in testa, quando ne ho voglia, perché ne ho voglia. Non è facile, ma è questa la mia regola. Ma per rimanere nel focus, d’estate mi viene quasi più naturale utilizzare di meno i social. Forse perché ho l’occasione di vedere più cose e passare meno tempo a casa. E su questo ho un vantaggio enorme: essendo un pessimo fotografo, non mi viene in mente di immortalare paesaggi o la mia faccia al mare. Non uscirei bene in foto. Come dire, si fa di necessità virtù.

 

 

 

 

Più occhi sul paesaggio e meno sullo schermo

Quando chiedo ad Enzo la stessa cosa che ho chiesto a me stesso, ovvero se lui farà detox o meno dai social questa estate, devo dire che mi stupisce la sua risposta. Conoscendolo, mi aspettavo una di quelle risposte in cui getta le fiamme dell’inferno sul gruppo Meta, invece trovo la sua analisi moderata, quasi analitica. Non smette mai di stupirmi il nostro art director.

 

Viviamo nell’era dell’always on, dove staccare dai social sembra quasi un tradimento professionale. Ma ecco la bella notizia: chi ha un equilibrio tra vita online e offline lavora meglio. Non è filosofia spicciola, è scienza. Eppure, continuiamo a illuderci che essere costantemente presenti sui social ci valga una menzione d’onore, per poi scoprire che è solo la ricetta perfetta per il burnout digitale.

 

Anche i social hanno bisogno di pause!

 

Pensa al mondo intorno a te: tutto segue un ritmo naturale. I musicisti fanno pause tra i brani, il cuore si contrae e si rilassa, la natura attraversa le stagioni. Anche il tuo smartphone ha bisogno di essere ricaricato, figuriamoci tu e i tuoi account social. Quindi Adam Mosseri per questa estate non rompermi le palle.

 

Il detox digitale non è un lusso, è una necessità. Che tu scelga di sdraiatati su una spiaggia caraibica senza fare stories, di perderti tra i sentieri di montagna senza geolocalizzarti, di visitare musei senza fotografare ogni quadro, o semplicemente di sprofondare nel divano senza aggiornare il tuo stato su X, l’importante è disconnettersi. Ci vediamo a settembre!

 

 

 

 

Il problema non è il detox ma un regime sano ed equilibrato

Se con Enzo mi ero sbagliato, quando chiedo a Martina, la social media manager, penso di non potermi sbagliare. Lei che ha fatto dei social la sua ragione d’esistenza professionale, penso che sia la prima, più di tutti, a voler lanciare lo smartphone in acqua, per recuperarlo poi a settembre. E invece no: ancora una volta, pecco di presunzione. Mi offre uno spunto di riflessione meraviglioso: i social non sono il veleno, ma è il modo in cui li utilizzi che lo rendono tale. Un po’ come il concetto di farmaco, che deriva dal greco pharmakon (φάρμακον), che indica sia il veleno che la cura.

 

A gennaio di quest’anno, tra i buoni propositi, mi sono promessa di concedermi quel tempo che fino ad allora non avevo mai avuto il coraggio di prendermi. Spoiler: siamo a luglio e le cose non sono per niente cambiate, neanche di una virgola.

Con la speranza di vivere i restanti cinque mesi dell’anno in modo nettamente diverso, mi pongo una domanda: E se avessi raggiunto il limite?
E ancora un’altra: se sì, seppur consapevole delle possibili conseguenze fisiche ed emotive a cui posso andare incontro, come mai risulta così tanto complicato uscire da questa FOMO?

 

Siamo come criceti, sempre intenti a correre ed a scrollare, senza meta, senza senso

 
Il significato di “detox” sarebbe “disintossicazione”, eliminazione delle scorie dal nostro corpo. E se tra le tante comprendessimo l’abitudine di non riuscire ad allontanarci dal mondo digitale? Si può parlare di vera disintossicazione se poi torniamo comunque alle abitudini di sempre? Forse più che di un detox estivo, avremmo bisogno di una “dieta” quotidiana, di mantenimento.

I nutrizionisti insegnano che con “dieta” si dovrebbe intendere uno stile di vita sano ed equilibrato. Non interpretare l’assenza di un alimento come una mancanza, piuttosto come una scelta consapevole rispetto alle necessità del nostro corpo (in questo ambito direi anche della nostra mente). Nutrizionisti, se state leggendo, smentitemi pure.

Quindi, per rispondere alla domanda, sarò molto onesta: al di fuori del mio spazio e del mio tempo di lavoro, proverò con tutte le mie forze a non scrollare per abitudine. A (ri)prendermi davvero il tempo di cui ho disperatamente bisogno. Mi voglio convincere che in questi sette mesi di lavoro intenso non ci sia mai stato il tempo di fermarmi e riflettere.

Forse è vero, mi dico. Forse ad agosto ce la farò. O forse sarò ancora qui, a luglio dell’anno prossimo, a scrivere lo stesso articolo con le stesse promesse non mantenute. Ma intanto ci provo.

 

 

 

 

E se semplicemente non li utilizzassimo?

Eugenio, il nostro web developer, ha la soluzione più semplice quanto efficace. Basta non farne uso. Basta lasciar perdere. E non importa la stagione: autunno, inverno, primavera: i social non vanno utilizzati, punto.

 

Sicuramente Detox. Anche se, a pensarci bene, potrei attivare il processo al contrario. Dal momento che passo in media 1,23 minuti alla settimana sui social… e sto parlando di Facebook. Se mi chiedi di Instagram la media scende inesorabilmente fino a sfiorare il punto zero, cosa che accade nel caso dell’ormai diffuso TikTok. Non ho grande dimestichezza coi canali sociali lo ammetto. Ammetto anche che sono felice così.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Le notti di Salem.

 

Sono lontani i tempi in cui in bagno si leggevano le etichette degli shampoo…

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