Siamo coscienti dell’immensità di informazioni che offre il web? Come sarebbe possibile arrivare ai contenuti di cui abbiamo bisogno senza l’aiuto dei motori di ricerca?
Google attualmente è il padrone indiscusso e detiene oltre il 90% del mercato lasciando che la concorrenza si arrabatti per alcuni miseri punti percentuale senza alcuna speranza di intaccare la sua posizione. Google però, nella sua metodica analisi e catalogazione di contenuti, indicizza meno dell’1% del web! Ciò significa che un’immensità di informazioni sfugge al suo controllo, più di 550 miliardi di documenti non vengono toccati dal motore di ricerca più grande del mondo.

 

Cosa è il deep web?

 

Questa immane quantità di bit costituisce il deep web, un territorio inesplorato, una discarica di informazioni, un luogo nascosto che è stato spesso teatro delle perversioni e abitudini illegali della società umana, ma non solo…

I’m going deeper underground

Cantava Jamiroquai e per capire qualcosa di più sul deep web c’è bisogno di andare in profondità, negli abissi della rete. Frugare tra le pagine che sfuggono ai motori di ricerca, contenuti ad accesso ristretto che richiedono particolari procedure per accedervi, siti e documenti che hanno bisogno di programmi per essere svelati. Un’immagine che viene spesso associata al deep web è quella di un iceberg ed in effetti il paragone regge perfettamente. La punta dell’iceberg è il web che conosciamo, ma la storiella imparata tra i banchi di scuola, quella che dice che sotto la superficie del mare la montagna di ghiaccio si estende spropositata per miglia e miglia, rende appieno l’idea della portata del deep web.

Come posso accedere al deep web?

Per immergersi nel deep web occorre utilizzare TOR, The Onion Router, un programma di navigazione anonima che nasce nel 2002 dalla modifica del noto browser Firefox. TOR protegge la privacy e la riservatezza delle connessioni attraverso una rete di router che garantisce l’anonimato del traffico. Si caratterizza per un sistema detto “a nodi” dove il percorso virtuale che vogliamo intraprendere, ad esempio partendo dal nostro Pc, viene spezzettato in tanti segmenti. La connessione viene fatta rimbalzare attraverso altri computer arrivando a destinazione nell’anonimato. In questo modo l’intromissione da parte di terzi in un qualunque nodo non sarebbe in grado di codificare l’origine o la destinazione del percorso. Inoltre le comunicazioni tra i nodi avvengono in modo cifrato rendendo praticamente impossibile tracciare le connessioni.

I siti del deep web sono .onion, estensione che sui tradizionali motori di ricerca non produce alcun risultato. La navigazione nel deep web è molto rischiosa soprattutto per curiosi turisti improvvisati in cerca di trasgressione. Capita spesso che le pagine vengano oscurate dalle autorità per i prodotti o le tematiche affrontate, ma altrettanto spesso capita di vederle ricomparire sotto altro nome. Alcune community come Hidden Wiki o Grams, il motore di ricerca del deep web che ha scippato la veste grafica a Google, offrono un supporto agli utenti per la navigazione. Grams permette di accedere alla ricerca incrociata con alcuni grossi market online dove è possibile acquistare dalle armi ai farmaci di contrabbando. Naturalmente non si accettano carte di credito, i pagamenti avvengono in bitcoin la moneta virtuale che sta facendo tremare i governi di mezzo mondo e fa storcere il naso a Bankitalia.

Il deep web come i grandi magazzini

Alcuni hanno definito il deep web come i grandi magazzini dell’illegalità dove è possibile acquistare con estrema semplicità prodotti e servizi che il negozietto sotto casa avrebbe difficoltà a reclamizzare in vetrina. Droga, alcool, armi, omicidi su commissione, pornografia sono articoli reperibili negli e-commerce (ma non in tutti) del web sotterraneo. Il Silk Road è stato il primo grande negozio virtuale creato dal neanche trentenne Ross Ulbricht che ha generato nel triennio 2011 2013 un volume d’affari stimato attorno a 1,2 miliardi di dollari. Nonostante l’FBI abbia arrestato il suo fondatore con l’accusa di riciclaggio e commercio di stupefacenti, nuovi e-commerce hanno continuato a proliferare. Dalle ceneri del precedente è nato il Silk Road 2.0 che pare riuscisse a generare 8 milioni di dollari al mese. La stessa sorte è toccata però anche al suo fondatore, Blake Benthall, e alle autorità non rimane che aspettare di scoprire chi raccoglierà il testimone.

Deep web buono o deep web cattivo?

Scontato demonizzarlo e attaccarlo alla stessa stregua della guerra mediatica che un tempo colpiva le discoteche in merito a pasticche dai curiosi marchi o le polemiche più attuali circa il rapporto tra stadio e violenza. Il deep web è una frontiera che ha permesso tra l’altro la comunicazione e la coesione dei nuovi movimenti di protesta in paesi come Tunisia o Egitto. La Cina lo teme e sguinzaglia i suoi mastini per arginare il problema soprattutto all’indomani della decisione del clan di Mark Zuckerberg che permette di utilizzare Facebook attraverso TOR beneficiando così della navigazione anonima crittografata.
Il deep web non è solo la base di lancio di Anonymous contro siti governativi o teatro delle incursioni in community dedite alla pedopornografia, ma un ambiente che ricalca il web primigenio, caotico e senza regole. Un habitat dove dissidenti, attivisti e personaggi scomodi possono documentare l’indocumentabile, sfidando la ferocia delle dittature più sfrenate e l’ipocrisia delle democrazie made in Occidente.

Forse anche il deep web si uniformerà perdendo la sua natura selvaggia ed equivoca e forse durante la navigazione verremo tempestati da réclame pubblicitarie sul nuovo panino a tiratura limitata o sulla 4×4 agilissima da parcheggiare. Per adesso ci basta Richard James aka Aphex Twin che ha deciso di promuovere il nuovo disco nelle profondità del web.

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