Ognuno di noi ha un rifugio in cui nascondersi per ritrovare la propria dimensione, il mio è sempre stato tra le pagine dei libri. Amo abitare in quello spazio sospeso dove il mondo reale si ferma e cede il passo a dimensioni diverse. Un legame che ho imparato a coltivare nel tempo, guidata da chi ha saputo scorgere e nutrire le mie curiosità. Una persona fondamentale mi ha preso per mano e mi ha mostrato la bellezza della lettura, insegnandomi come le storie sappiano dare forma a un mondo ideale, in cui ogni intreccio trova il proprio lieto fine.

Ricordo ancora quando, da bambina, collezionavo libri di fiabe. Li abbiamo presenti tutti, giusto? Volumetti sottili, densi di illustrazioni, testi brevi ma soprattutto con titoli rigorosamente glitterati. Probabilmente erano proprio quelle copertine luccicanti ad attirarmi. Ma il vero incanto risiedeva nel rito di leggerli insieme a mio nonno.

In quei momenti tutto si trasformava, la realtà diventava favola e io rimanevo incollata alle pagine, mossa dal desiderio immutabile di scoprire come si sarebbe compiuto il destino dei protagonisti.

 

Persone magiche sanno farti amare luoghi altrettanto magici

 

Crescendo, quel bisogno di esplorare mondi protetti non è di certo svanito, ma ha solo cambiato forma e posizione, trasferendosi negli scaffali dei romanzi rosa. E guardando quel genere letterario troppo spesso liquidato con snobismo culturale o etichettato come un semplice guilty pleasure, mi rendo conto di quanto il pregiudizio ci renda ciechi.

Perché a dire il vero il romance contemporaneo, soprattutto da quando è esploso il fenomeno del BookTok, non è affatto quella lettura di serie B o un passatempo da leggere giusto per spegnere il cervello. Tutt’altro, più leggo questo genere e più mi rendo conto di come dietro ogni trama non c’è una semplice storia, ma un’esperienza emotiva.

Vi sarà sicuramente capitato nei per te di TikTok, uno di quei video dove la creator appare visibilmente colpita da un colpo di scena, con la scritta “Come farò a riprendermi da questo finale”. Ecco, questo è il segreto dell’editoria. Ti sta dicendo “Compra questo romanzo se vuoi provare questo livello di emozione”. L’editoria non vende semplici trame. Promuove un’esperienza emotiva.

 
 
 
 

Spoiler sul romanzo rosa

Quel libro che snobbi è una macchina da guerra (e ha radici antichissime)

Siamo onesti. Cosa ti viene in mente quando senti la parola “romanzo rosa”? Probabilmente visualizzi copertine pastello curate nei minimi dettagli, edizioni con bordi colorati e, magari, fai quella smorfia tipica di chi pensa: “Si, esteticamente carino, ma sotto sotto è solo una lettura leggera”. È un pregiudizio che ci portiamo dietro da sempre, legato persino al nome stesso del genere.

Curioso, se ci pensi, che tutto sia nato negli anni ‘30 da un’intuizione commerciale della casa editrice Salani. Per rinnovare la storica collana “La biblioteca delle Signorine”, decise di stampare su una tela color rosa acceso un logo dorato a forma di fiore. Senza saperlo, Salani aveva appena fatto un’operazione magistrale di visual branding, legando un’identità visiva così forte al genere da influenzare il nostro immaginario ancora oggi, a distanza di quasi un secolo.

E prendendo in mano quella copertina rosa, ho capito che c’è una vera e propria macchina narrativa progettata per farci battere il cuore. Più che di un semplice intrattenimento, dovremmo parlare di marketing emozionale, capace di unire un’estetica forte e riconoscibile a storie capaci di toccare le corde più profonde dei nostri sentimenti, trasformando un libro in un’esperienza in cui immedesimarsi totalmente.

Oggi vediamo il romance dominare le classifiche e spopolare sul BookTok, e siamo quasi tentati di pensare che questo successo sia merito degli algoritmi o delle ultime tendenze digitali. Ma la verità è che i social hanno solo amplificato un fenomeno che ha radici molto più profonde.

 

Il romance non è nato ieri con l’algoritmo dei social

 

Il segreto di questo successo ha un nome e cognome: Jane Austen. Definirla come un semplice classico della letteratura è riduttivo. Per me, e per milioni di lettori, la Austen è colei che ha inventato molti cliché romantici, quelli più amati e duraturi. Ha fondato quella grammatica narrativa basata sui tropes. Parlo di quegli schemi che l’editoria riutilizza all’infinito perché sa che creano una vera e propria dipendenza. Pensate al re dei cliché moderni: lui ricchissimo, magari un campione sportivo, incredibilmente arrogante; lei una ragazza semplice che si crede invisibile. Si scontrano, si detestano, finché scatta la scintilla, interrotta solo da un malinteso colossale prima del fatidico lieto fine.

Una formula che la Austen aveva già codificato due secoli fa. Ci aveva visto lungo, creando una struttura così solida da potersi adattare a qualsiasi linguaggio contemporaneo senza perdere un briciolo di forza. Aveva capito che per tenerci incollati alle pagine servivano tre ingredienti fondamentali:

  • relazioni incentrate sul dialogo;

  • tensioni emotive;

  • protagoniste femminili capaci di farsi.

Non è un caso se questa formula continua a dominare non solo le librerie, ma anche i nostri schermi. Oggi Jane Austen la troviamo citata esplicitamente nei romance contemporanei, evocata nelle serie TV del momento o riscritta in mille salse diverse. Molte scrittrici contemporanee dichiarano apertamente di aver preso in prestito la sua grammatica emotiva. Il suo più grande capolavoro Orgoglio e Pregiudizio, è il grande archetipo a cui tutti attingono: che si tratti di un fedele adattamento o di una moderna commedia romantica ambientata a New York, la struttura che ci tiene incollati alla sedia (o allo schermo) è sempre la sua.

 

 

 

 

Il legame tra Jane Austen e Felicia Kingsley

Questa grammatica ottocentesca è esattamente la stessa che mi ha spinta a superare lo scetticismo verso il genere e a fare un tentativo, scoprendo nel romance un inaspettato spazio di sana leggerezza. Ed è qui che il passato incontra il presente, tra le tantissime scrittrici contemporanee che oggi dominano le classifiche e il BooTok, ce n’è una che incarna perfettamente questa eredità, applicando quelle stesse regole con una freschezza che mi tiene incollata fino alla fine delle pagine dei suoi romanzi: Felicia Kingsley.

 

Leggendo i suoi libri ho capito che più investiamo emotivamente e più la separazione diventa difficile

 

Ho capito che la formula della Austen non è solo un meccanismo letterario, ma una vera e propria risposta a un bisogno psicologico profondo, specialmente nella nostra epoca. In un contesto che il sociologo Zygmunt Bauman definirebbe di “amore liquido”, dove le relazioni reali sono spesso fragili e veloci, il romance fa un’operazione terapeutica. Ci permette di fare l’unica cosa che nella vita di tutti i giorni un po’ ci spaventa: investire tutto nei sentimenti, ma azzerando il rischio del fallimento.

Un esempio lampante lo trovo in Due cuori in affitto, uno dei bestseller più amati della Kingsley. La dinamica tra i due protagonisti, Blake e Summer, sembra scritta apposta per dimostrare che certi schemi sono immortali. All’inizio si respingono, alzano barriere altissime dettate dall’orgoglio e da stili di vita opposti. Eppure, proprio attraverso quei bisticci – che ricordano da vicino i dialoghi serrati e l’ironia pungente tra Elizabeth e Mr. Darcy- l’autrice tesse una ragnatela di vulnerabilità reciproca in cui il lettore rimane inevitabilmente intrappolato (me compresa).

Quando la trama li allontana per il classico malinteso di metà romanzo, la separazione turba anche noi, perché la Kingsley ci ha spinti a legarci emotivamente a loro. Ma la bellezza del patto invisibile tra scrittrice e lettore sta proprio qui: sappiamo che quella rottura è solo un passaggio necessario, avendo la certezza assoluta che l’autrice ci guiderà sani e salvi verso il lieto fine.

Ma tra le mie varie letture, mi sono accorta che la grammatica della Austen è una struttura così fertile da poter essere declinata anche nel suo esatto opposto, sostituendo la leggerezza con l’ossessione. After, di Anna Todd, un fenomeno che rappresenta l’altra faccia della medaglia del romance contemporaneo. Ora pensiamoci, chi avrà letto i romanzi sa che la storia tra Hardin e Tessa non è altro che una versione drammatica di Orgoglio e Pregiudizio: il re dei cliché (classico ragazzo arrogante e tormentato) che si scontra con la ragazza ingenua. Qui, però, l’orgoglio e le barriere caratteriali non si superano attraverso dialoghi brillanti, ma attraverso un’attrazione che a tratti appare tossica.

 

Se la Kingsley risponde al bisogno di protezione, After risponde al bisogno opposto, quello di un’intensità assoluta

 

After mi ha aiutata, come lettrice, a capire come e fino a che punto la grammatica della Austen possa essere rielaborata. La continua dinamica di rotture e riappacificazioni diventa una formula che crea una vera e propria dipendenza emotiva, azzerando la noia della quotidianità.

 

 

 

 

Ma chi li legge i romance?

Confesso che all’inizio io stessa ero caduta in questa trappola. Pensavo che il romance fosse un genere letto principalmente dalla mia fascia d’età, un pubblico giovanile della Gen Z. È il classico pregiudizio che, sotto sotto, contribuisce a etichettare il romanzo rosa come una lettura di serie B. Ma osservando i trend di TikTok, leggendo i commenti negli spazi di condivisione e ascoltando le dichiarazioni delle stesse scrittrici, mi sono resa conto di quanto mi sbagliassi.
La fetta di pubblico va ben oltre la mia generazione. Il target del romance oggi è una sorta di mosaico, impossibile da incasellare in una sola fascia d’età. Sotto la stessa passione si trovano una studentessa che cerca un porto sicuro per ricaricare le pile tra una pausa studio e l’altra, la lavoratrice che ha bisogno di ritrovare una dimensione umana ed emotiva dopo interminabili ore di riunioni aziendali o una lettrice che di solito ha sul comodino i classici dell’Ottocento ma che nel romance ritrova, aggiornata, la stessa identica potenza narrativa.
È un pubblico fatto di lettori fortissimi che non si limitano a consumare un libro. Parlo anche per esperienza personale, scelgo quel libro perché cerco una storia che mi faccia emozionare fin dalle prime pagine, che mi permetta di immedesimarmi nei panni della protagonista e che mi spinga a divorarlo.
 

Il romance azzera completamente il divario tra le generazioni

 
E forse è arrivato il momento di smettere di fare quella smorfia davanti a una copertina pastello. Perché ha la capacità di dare leggerezza alle nostre giornate, unendo persone e generazioni diverse. Da Jane Austen a Felicia Kingsley, la vera forza sta nel trovare tra quelle pagine una storia pronta a farci sognare. E soprattutto, la promessa di un lieto fine.

In fondo, la bambina che si incantava davanti alle copertine luccicanti non è poi così diversa dalla lettrice che oggi divora i romanzi rosa. Entrambe hanno sempre cercato un rifugio in cui la realtà cede il passo a un mondo ideale. Ed è qui che trovo la potenza di questa comunicazione, ricordandoci che quel legame emotivo non deve per forza rimanere confinato tra le pagine. Il romance stringe un patto invisibile con noi, ci accoglie nel suo mondo per poi lasciarci addosso il coraggio di cercare anche fuori dalle pagine, la nostra complicità e il nostro personale lieto fine.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Orgoglio e pregiudizio.

 
 
 
 
 
A cura di: 

Giada Mura, laureanda in Scienze della Comunicazione. Vivo tra le pagine dei libri, film e viaggi. Ogni opportunità è un buon modo per mettermi in gioco.

 

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