Psicologo, psicoterapeuta e coach: se chiedessimo a un campione di persone di spiegare nel concreto in cosa si differenziano siamo certi che sarebbero in pochissimi a conoscere le differenze tra queste 3 professioni, in realtà molto diverse tra loro anche a livello normativo. Questo perché sono pochi i professionisti di queste categorie in grado di comunicarsi bene online: vuoi per timore dell’auto-promozione, vuoi per mancanza di tempo da dedicare alla cura dei propri canali.
La conseguenza è che chi si ritrova alla ricerca di un aiuto nel momento del bisogno, deve destreggiarsi in una confusa giungla di informazioni online, tra nozioni approssimative e articoli di blog che sembrano usciti invece, direttamente da trattati universitari. Insomma, si passa dal desiderio di scoprire il sé più profondo, alla solitudine dell’utente con le sue domande: meglio un percorso di coaching o una psicoterapia? Un orientamento freudiano o cognitivo-comportamentale? E tra psicologo e psicoterapeuta: cosa scelgo?

In questo vuoto comunicativo c’è però una grande opportunità per chi appartiene al settore della salute mentale e del benessere psico-fisico: quella di raccontare la propria professione, fare chiarezza su temi importanti e costruire il proprio personal branding come punto di riferimento per futuri pazienti in cerca di trasparenza, chiarezza e supporto. Ecco quindi alcuni consigli sugli strumenti comunicativi che psicologi, psicoterapeuti e coach possono utilizzare per diffondere i propri messaggi e dare vita a una loro community, informata e in grado di scegliere con consapevolezza i percorsi di cura o crescita personale più adatti a sé stessi.

 
 
 
 

Gruppi Facebook: un luogo in cui aprirsi alla relazione

Una delle grandi risorse che Facebook mette a disposizione oggi sono i gruppi, dei luoghi virtuali in cui radunare solo le persone interessate a trattare temi specifici. Diversamente dalle pagine ufficiali della propria attività, che sono per costituzione aperte al pubblico e ideate per espandersi e diffondersi, i gruppi sono nati, al contrario, per segmentare e racchiudere le cerchie di persone in base alle discussioni di loro interesse, riprendendo quella funzione che un tempo era rivestita dai forum.
Come psicologo, psicoterapeuta o coach puoi usare questi spazi condivisi per dare vita a delle discussioni attorno a temi cari al tuo pubblico e sfruttarne al massimo l’interattività e la possibilità di entrare in relazione.
L’ideale è gestire il proprio gruppo con delle rubriche fisse che creino fidelizzazione e portino gli utenti a visitare questo spazio regolarmente. Ad esempio, potresti prevedere una rubrica settimanale dedicata alla presentazione dei nuovi membri o un post mensile dedicato al racconto di sé attraverso le emozioni, trattando magari il tema dell’ansia attraverso il confronto con chi ne ha sofferto. Molto utile potrebbe essere anche una rubrica fissa Q&A (dall’inglese Questions and Answers), che ti permette di fornire una risposta partendo da una domanda fatta da un membro del gruppo.

 
 
 

 

Un blog che parla la lingua dei tuoi pazienti

Le professioni legate alla salute mentale hanno questo svantaggio: soffrono spesso di una demonizzazione generale, retaggio di una visione arcaica che associa la cura della salute mentale al tema della pazzia. Questo scenario, purtroppo ancora diffuso e difficile da modificare, determina ancora un certo scetticismo nei confronti della figura dello psicologo e diversi freni nel percorso di richiesta di aiuto di un paziente.
Ecco perché è così importante per i professionisti del settore, mostrare i vantaggi e le opportunità dei percorsi di cura o di valorizzazione del proprio potenziale nel caso del coaching, contribuendo alla costruzione di una nuova narrativa sul tema.
Un buon modo di illustrare le potenzialità di questi percorsi è approfondirli e divulgarli attraverso un blog. Questo strumento infatti, se gestito strategicamente, permette di rispondere in maniera esaustiva alle numerose domande che un potenziale paziente potrebbe porsi.
Gli spunti da cui attingere sono tantissimi: dalla famosa differenza tra psicologo, psicoterapeuta e coach, alla spiegazione di come si svolge un percorso di analisi, fino al chiarimento dei benefici che offre il proprio orientamento o il proprio metodo di lavoro.
Attenzione però a non scrivere per gli addetti ai lavori: no ai tecnicismi e al gergo di categoria. I lettori ideali infatti non sono colleghi ma potenziali pazienti, per cui è importante sforzarsi di mettersi nei loro panni, semplificare e raccontare anche quello che a un occhio esperto può sembrare una ovvietà.

 
 
 

 

Il potenziale dei video

I più coraggiosi possono sperimentare l’enorme potenziale messo a disposizione dalle piattaforme video, tra tutte Youtube, che hanno l’enorme vantaggio di abbattere la distanza e creare un rapporto ravvicinato con il proprio pubblico. Anche in questo caso, si può partire dalle domande salienti relative alla propria disciplina, ricordandosi però di svilupparle secondo i canoni del linguaggio video. Un vocabolario semplice e immediato, un atteggiamento naturale e una produzione costante di contenuti, permette di dare vita a un canale capace di generare visibilità e grandi vantaggi in termini di personal branding. In questo caso i consigli da tenere a mente sono:

  • utilizzare un buon strumento per le riprese e un microfono di qualità;

  • cercare sfondi neutri con pochi elementi che non distraggano troppo dal contenuto, ma che non siano al contempo troppo scarni o trascurati;

  • curare il montaggio evitando tagli estremi e bruschi;

  • evitare video troppo lunghi: cercare di restare entro i 5 minuti per mantenere alta la soglia di attenzione degli utenti.

Altro buon utilizzo di un video è quello dello storytelling. L’enorme patrimonio delle storie e la potenza narrativa con cui veicolano dei messaggi potrebbe offrire infatti, una prospettiva originale su cui imbastire una buona strategia di comunicazione per psicologi, psicoterapeuti e coach.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Joker.

 

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