Ci siamo quasi, il Black Friday è alle porte. Scordati l’elenco dei consigli per massimizzare i profitti con le tue offerte promozionali. Questa non è una dichiarazione di odio fine a sé stessa nei confronti del consumismo. Il Produci Consuma Crepa lo lascio ai CCCP, gli Anni ’80 sono finiti da un pezzo e sappiamo bene che non torneranno più. Il più grande evento annuale per lo shopping arriva il 25 novembre e segna l’inizio non ufficiale della stagione dello shopping natalizio. La frenesia per gli acquisti concentrata in un solo giorno si scontra con questioni di più ampio respiro come la salute del pianeta in uno scenario che non è certo dei migliori. Tralasciamo per un attimo le offerte imperdibili e i forti sconti. Parliamo della crescente inflazione, delle dinamiche internazionali per nulla rassicuranti, parliamo di greenwashing.

 

 

 

 

Facciamo un passo indietro, ma cos’è il Black Friday?

Le origini di questa espressione non sono chiare, l’unica certezza è che la parola black non dovrebbe far presagire nulla di buono. La prima comparsa dell’espressione Black Friday risale al 1869 e nulla aveva a che vedere con questioni legate allo shopping natalizio. Quel venerdì 24 settembre migliaia di investitori americani furono rovinati dal crollo del prezzo dell’oro, una devastazione finanziaria che attanagliò gli Stati Uniti per mesi.

Negli Anni ’50, i dirigenti delle fabbriche iniziarono a riferirsi al venerdì dopo il giorno del Ringraziamento come Black Friday perché molti dei loro lavoratori decisero di dichiararsi malati, prolungando così il fine settimana festivo.

La connotazione negativa non si ferma…circa 10 anni dopo, ritroviamo la stessa espressione per descrivere lo scenario apocalittico a cui assistettero gli agenti della polizia stradale di Filadelfia all’indomani del giorno del Ringraziamento. Fiumi di persone riversate sui marciapiedi, turni di lavoro massacranti per gestire ingorghi e strade sovraffollate. La corsa agli acquisti natalizi coincideva purtroppo con l’annuale partita di football tra esercito e marina. Questa espressione ha preso piede tra gli acquirenti e i commercianti di Filadelfia per poi imporsi a livello nazionale.

Bisogna attendere però gli Anni ’80 per una riscrittura in chiave consumistica e una rimodulazione del suo significato.

 

 

 

 

Cosa non va nel Black Friday

La questione ambientale riguarda tutti e non tiriamo in ballo le generazioni future. Non c’è più tempo, siamo nella mxxxda, hic et nunc. Non possiamo sottovalutare l’impatto del Black Friday, un incremento dei consumi a livello globale circoscritto in un arco di tempo così ridotto. Questo significa non solo un aumento della produzione e delle relative emissioni di CO2, anche un aumento delle emissioni dovute al trasporto delle merci. Non stupisce che l’impronta di carbonio del Black Friday sia cresciuta di conseguenza. Siamo immersi nella cultura dell’ipersconto che spinge i brand alla sovrapproduzione. Le aziende confidano che questo eccesso di beni possa essere riassorbito dal mercato in modo da incrociare il desiderio di acquisto di ogni consumatore. Tutto l’invenduto verrà poi ceduto ad un prezzo ridotto, verrà donato, verrà distrutto. Secondo uno studio l’80% degli acquisti delle vendite del Black Friday finisce nelle discariche.

Il Black Friday promuove il consumo eccessivo, spingendo il consumismo ai suoi estremi dicendoci che abbiamo bisogno di beni più inutili, spesso realizzati con materiali di scarsa qualità. Tutti abbiamo comprato almeno una volta qualcosa che sapevamo di non aver necessariamente bisogno. Siamo vittime dei persuasori occulti del marketing e i nostri acquisti sono guidati dalle emozioni. La paura gioca un ruolo importante. Gli addetti ai lavori la definiscono un’avversione alla perdita (FOMO).

 

Il consumatore teme che quell’occasione sia irripetibile

 

Il gioco, bene o male, funziona così: o acquisti subito il prodotto e ti accaparri l’offerta oppure cadrai vittima dell’esaurimento scorte. Per anni i brand hanno spinto i consumatori a credere che avrebbero ottenuto le migliori offerte durante il Black Friday.

 

 

Oltre quello ambientale, non possiamo sottovalutare l’impatto sociale generato da questa giornata. Iniziamo a domandarci quali siano le politiche delle aziende, le condizioni dei loro lavoratori. Pensiamo a quei dannati furgoni che malediciamo quando bloccano il traffico, ma che aspettiamo al varco se abbiamo in programma una consegna. È una quesitone di prospettiva e di ruoli. Il Black Friday ha un impatto su di noi come consumatori, ribadisce il ruolo degli oggetti che possediamo, il cui valore diventa il nostro valore. Il consumo genera benessere e ci sentiamo più apprezzati, rispettati e amati.

 

Un cambiamento però è in atto. Piccoli brand stanno provando a costruire un rapporto diverso con il consumatore. Non importa se le 5 r della moda sostenibile vengono man mano prese in prestito dai Big e tutto puzzi dannatamente di greenwashing. In futuro il ridurre-riutilizzare-riparare entrerà a far parte del nostro DNA e da ciò dipenderà la nostra sopravvivenza di giocatori in uno scenario postapocalittico.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM L’alba dei morti dementi.

 

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Cosa significa greenwashing ed esempi di aziende che hanno usato un approccio green per ingannare il consumatore
 
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