“Iniziano sempre in modo strisciante con un complimento “sei sempre la stessa… una bambina!” e poi quando sorridi – colpevole per essere la solita prevenuta -, ti accoltellano al fegato (già provato per vari motivi) con “Ma come mai non hai fatto figli? E quindi muori da sola?”. Trattengo a stento la risposta: stavolta è la bile che va in sofferenza…”
Risponde così Nicoletta quando, alle prese con la stesura di un piano editoriale, le domando quale sia la peggior domanda che le sia stata fatta durante il cenone di Natale.
Bisogna ammetterlo: fra i riti sociali più noiosi della tradizione italiana ci sono i pranzi (o le cene) con i parenti: compleanni, Pasqua, Natale, onomastici e quant’altro. Ma c’è qualcosa di ancora peggio di tutto questo, rispetto alle noiose ore passate a discutere di argomenti per cui non nutriamo alcun interesse: le domande dei parenti. Ebbene sì. Nessuno è immune da queste diaboliche torture – specie sotto Natale, quando ci si riunisce per le celebrazioni, che sembrano durare un’eternità. Per questa ragione, prima di salutarci per le feste, ho chiesto ai miei colleghi di Dirty Work quali fossero le domande peggiori, o le più imbarazzanti, che hanno dovuto subire durante queste celebrazioni. Sono diventato, per una buona mezz’ora lo psicologo del team che, ascoltando con parecchio coinvolgimento annotava e trascriveva rabbia, frustrazione per tale fardello natalizio. Che si ripete, ineluttabilmente, ogni anno.
È stato interessante ascoltare Tiziana, la nostra espatriata sarda in terre emiliane, venuta a trovarci per gli auguri e per la solita riunione di fine anno, la quale ci racconta che, ancora prima del benvenuto e degli abbracci, i suoi parenti esordiscono con il binomio “Quando arrivi/quando riparti?”, piuttosto che godersi il periodo in cui sosta nella terra natìa. A lei si unisce la mia solidarietà, dato che, proprio come lei, sono diventato papà da pochissimo.
E, proprio come Tiziana, non posso fuggire all’inevitabile questione sulla possibilità di sfornare altri pargoli: “Ora che hai fatto un figlio, a quando il secondo? Non vorrai aspettare troppo che poi non hai più l’età, vero? Non l’hai battezzata? Oddio ma perché non l’hai battezzata? Ma non sarebbe meglio un lavoro in azienda piuttosto che la partita IVA?”
E se Tiziana propone risposte ironiche, come ad esempio “Integro con attività di Sex Work serali”, il nostro web designer, Eugenio, mi racconta che c’è una sola, unica domanda che gli fa accapponare la pelle: “Stai lavorando?”. In realtà, precisa subito, la domanda è ancora più infida, perché ne sottende un’altra, ben più subdola e invadente: “Stai guadagnando?” E anche se la risposta è positiva (ebbene sì: anche le partite Iva possono guadagnare, e guadagnare bene!), tuttavia mi confessa che “L’irritazione nasce non tanto dal fatto che fortunatamente riesco a portare il mese a casa quanto l’incapacità di comprendere altre formule lavorative che non siano il posto fisso”.
A questa irritazione si unisce anche il buon Davide che, non lo nega, proprio come i droni che utilizza per i suoi video, vorrebbe guardare tutti dall’alto durante queste fasi di dibattito natalizio, e volare sempre più su, fino a scomparire. E, a proposito del suo lavoro, mi racconta che i suoi parenti pensano che la sua professione sia “giocare con quella macchina fotografica che vola”. Aggiunge tuttavia un elemento importante: la memoria. Il suo problema principale è la memoria dei suoi parenti, che gli chiedono “come va con la compagnia di assicurazioni?”. Stoicamente, Davide risponde che sono più di dieci anni che non fa più questo lavoro. Ogni anno risponde così. Ancora e ancora, in un ciclo infinito in cui la sua immagine è cristallizzata in tale attività.
Forse perché non capiscono di cosa ti occupi adesso?”, gli chiedo.
“Può darsi, anche perché specifico che il mio lavoro è creare immagini al servizio della comunicazione, così come i miei colleghi lo fanno con la scrittura”, e questo non può che complicare le cose, quando si tratta di spiegazioni con i parenti.
E sebbene Enzo, il nostro web designer e art director abbia raccontato che non ci sono particolari domande in grado di metterlo in imbarazzo o di infastidirlo, candidamente confessa di essere lui l’artefice di tali domande imbarazzanti. Così, tanto per (parole sue) “vedere se l’argomento bomba si accende e il dibattito prende piede”.
Annoto tuttavia che mi ha fatto una piccola confessione: “Prometto però che quest’anno farò il bravo ed eviterò di stuzzicare (o prendere di mira) alcuni presenti con tematiche calde quali governo, energie, caro bollette, pandemia, cospirazioni, rettiliani e grande reset”.
Qualcuno non ha visto regali sotto l’albero, l’anno scorso? E comunque grazie Enzo per aver dimostrato che le domande imbarazzanti non sono una questione generazionale. Questo mi ricorda che nessuno è immune dall’essere invadente o imbarazzante, proprio come cita una vecchia canzone Frankie hi-nrg mc: sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi.
IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Elf – Un elfo di nome Buddy.
Sono lontani i tempi in cui in bagno si leggevano le etichette degli shampoo…


