“Ma quindi ti occupi di logistica?” Chiese mio padre alla mia compagna, consulente di comunicazione digital. Inutile descrivervi le risate che ci siamo fatti. No, non è facile, raccontare di cosa ti occupi, se il tuo lavoro ha a che fare con il marketing e la comunicazione. I tempi cambiano, così come cambiano linguaggio, cultura e mestieri. Ma anche se ci occupiamo di comunicazione…
quanto è difficile descrivere il nostro lavoro?
A dire il vero, fra i vari settori di questo vastissimo mondo io sono quello che se la cava meglio. Mi basta raccontare che faccio un lavoro molto simile allo scrittore: come in un romanzo, creo dei personaggi con i loro carattere e le loro aspirazioni (il branding), per poi raccontarne la storia e ciò in cui credono o fanno (il copywriting). Lo so, lo so, non è proprio come fare lo scrittore ma, ehi, provate voi a descrivere il vostro lavoro di comunicazione digital, a chi è molto lontano da questo ambito, come ad esempio alla zia ottantenne, durante il pranzo di Natale. Soprattutto quando l’ultima cosa che vuoi fare, durante le vacanze, è proprio parlare di lavoro.
Perché arriva sempre quel momento in cui la zia che incontri una volta all’anno di pone sempre la stessa domanda: “Che lavoro fai?”.
E questa domanda è soltanto in sostituzione alla classica “Ma allora il fidanzatino/a?”, a cui ormai ha rinunciato.
Potevo forse privarmi di mettere alla prova i miei colleghi di Dirty Work, con queste mie domande fuori luogo? Naturalmente no: per questo ho chiesto loro di raccontarmi come fanno a spiegare il loro lavoro ai parenti.
C’è chi, come Nicoletta, che si occupa di social media management, racconta che ormai ci ha rinunciato: “Ogni volta che ci ho provato, ho visto smarrimento negli occhi di mia zia (ma anche di mia mamma)”, mi dice.
“E si accontentano di questo?”, le chiedo. “Ovviamente no. Per questo rispondo che lavoro con le aziende e le aiuto a svolgere diversi lavori. Quando hanno bisogno mi chiamano e io mi faccio pagare”. Perché, in fondo, c’è una sola cosa che vogliono sentirsi dire:
“Mi faccio pagare”.
Ma qui, nella nostra Dirty Caverna abbiamo anche degli strateghi delle risposte, come ad esempio la nostra strategist Tiziana, o il nostro direttore creativo Enzo: entrambi mi dicono che dipende dal proprio interlocutore.
“Se si tratta di over ottanta,” racconta, “rispondo che aiuto gli imprenditori ad usare internet. Ma ai boomer dico che invece aiuto le aziende a fare marketing con gli strumenti online. Di solito annuiscono: non ho mai verificato cosa effettivamente capiscano. Penso non lo farò nemmeno quest’anno”. Meglio non indagare oltre, in effetti.
Enzo mi racconta invece che non ha vie di mezzo: “O taglio corto e dico che mi occupo di pubblicità, oppure capita che mi addentri nei meandri del mio lavoro e arrivi quasi a fare delle piccole consulenze condite da considerazioni colorite e senza inibizioni”.
Ma le cose non vanno invece così bene ad Eugenio, web designer, che mi racconta: “Una volta ho provato a spiegare cosa significa fare quello che faccio ad un mio vecchio zio. È stato esilarante,” dice. “Alla fine, però, mi sono arreso: ho semplicemente detto che lavoro con il computer. A quel punto lo zio ha capito”. Naturalmente, Eugenio. Perché questo fai, lavori con il computer, no?
Eppure, spiegare il lavoro digital alla zia di ottanta anni, potrebbe essere un ottimo esercizio per noi che ci occupiamo di questo mondo. Perché? Perché a volte è difficile da spiegare a chiunque non abbia dimestichezza in questo ambito, quanto sia importante, e in quale contesto può essere utile. In fondo, come mi ha insegnato la mia professoressa di Storia della filosofia antica, se sai spiegare la metafisica di Platone con l’esempio di come si cucina una crostata, perché non dovresti farlo?
IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Ti presento i miei.
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