Il seguente articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative. Non esprime giudizi personali, posizioni politiche o valutazioni normative sugli attori citati. L’obiettivo è analizzare fenomeni, linguaggi e dinamiche della comunicazione politica in Italia in chiave descrittiva, facendo riferimento a modelli teorici e casi di studio.

 

copertina podcast Fedez con ospite presidente Giorgia Meloni

La prima cosa che ho pensato è stata: “È fatta con l’AI.”

Non perché avessi delle prove, né perché stessi facendo un’analisi particolarmente lucida. È stata piuttosto una reazione istintiva, una di quelle che arrivano prima ancora che si abbia il tempo di razionalizzare.

Avevo davanti agli occhi la copertina della 51a° puntata di Pulp Podcast, il format condotto da Fedez, con Giorgia Meloni come ospite. Nel giro di pochi secondi mi ha attraversato una sensazione precisa, difficile da definire ma immediata.

Non tanto per il contenuto, che ancora non conoscevo, quanto per la forma. Per l’estetica. Per quella patina visiva così pulita e perfettamente coerente con i codici comunicativi delle piattaforme digitali, da sembrare quasi costruita per essere immediatamente riconoscibile, condivisibile, consumabile.

E allora sì, la scorciatoia mentale è stata immediata: se sembra così perfetta, probabilmente è artificiale.

Poi però succede qualcosa di curioso, perché guardando meglio si capisce che non c’è nulla di artificiale, almeno nel senso tecnico del termine. Quella copertina è reale. Quella conversazione esiste.

In quel momento mi sento attraversata da una piccola frattura percettiva, una di quelle che non fanno rumore ma che, se osservate con attenzione, raccontano molto più di quanto sembrino.

 

La presidente del Consiglio che entra in un podcast popolare, condotto da una figura dell’intrattenimento contemporaneo come Fedez, non è semplicemente un’ospitata

 

È un passaggio che segnala uno spostamento, lento ma evidente. La politica comincia a muoversi altrove, verso contesti che fino a poco tempo fa sembravano periferici.

Un cambio di scena, più che di contenuto.

 

 

 

 

Anatomia (senza giudizio) della comunicazione politica in Italia

Una distinzione necessaria

Per comprendere meglio la portata di questo tipo di fenomeni, è utile fare un passo indietro e ricostruire il quadro teorico all’interno del quale gli stessi si inseriscono. La comunicazione pubblica, infatti, non è un contenitore indistinto di idee e opinioni, ma un sistema articolato che comprende ambiti differenti, con proprie logiche, obiettivi e modalità espressive.

Si pensi in primo luogo alla comunicazione istituzionale, la cui finalità principale è quella di informare i cittadini su attività condotte dai governatori, rendendo accessibili servizi, norme e procedure. In questo caso il linguaggio tende a essere riconoscibile, controllato e orientato alla chiarezza, proprio perché lo scopo non è persuadere, bensì garantire trasparenza e accesso.

Accanto a questa si colloca la comunicazione sociale, che invece si concentra su temi di interesse collettivo e che, pur mantenendo una dimensione informativa, introduce una componente orientata alla sensibilizzazione e alla modifica dei comportamenti. Basti pensare al tema della salute pubblica, della tutela dell’ambiente, dei diritti civili o della coesione sociale. Ambiti in cui il messaggio non si limita a descrivere la realtà, ma prova, in modo più o meno esplicito, a intervenire sulla stessa.

Infine, vi è la comunicazione politica, che riveste il ruolo più complesso e stratificato, perché non si limita a trasmettere informazioni ma interviene direttamente nel processo di costruzione del consenso. Come sottolineato dal politologo Gianpietro Mazzoleni, questa forma di comunicazione consiste nello scambio e nel confronto di contenuti tra sistema politico, media e cittadini, con l’obiettivo di conquistare e mantenere il consenso elettorale.

Ed è proprio qui che il linguaggio smette di essere neutro e diventa strategico.

 

 

 

 

Dalla televisione al digitale

Se si osserva l’evoluzione della comunicazione politica italiana degli ultimi decenni è possibile notare come la stessa risulti caratterizzata da diverse fasi, ciascuna delle quali caratterizzata da specifici strumenti e logiche dominanti.

 

A partire dagli anni Novanta sino ai primi Duemila, la centralità della televisione appare particolarmente evidente

 

La figura di Silvio Berlusconi, il cui modello comunicativo si fonda su una forte integrazione tra media e politica, rappresenta un sistema in cui il messaggio è di tipo controllato e indirizzato ad un pubblico generalista.

Con il passare del tempo si assiste a un progressivo spostamento verso forme di comunicazione più personalizzate, in cui la figura del leader assume un ruolo centrale, non solo come portatore di contenuti, ma come elemento narrativo. Matteo Renzi o Beppe Grillo hanno contribuito a consolidare questa nuova tendenza, introducendo registri linguistici più informali oltreché una presenza mediatica costante.

Il successivo avvento dei social media ha ulteriormente accelerato questo processo, determinando una radicale trasformazione della struttura della comunicazione politica, che appare sempre più frammentata, immediata e disintermediata.

 

 

 

 

Il populismo come forma comunicativa

All’interno di questo scenario appare fondamentale affrontare il concetto di populismo, sebbene, come fa notare il filosofo politico Jan-Werner Müller, non sia affatto semplice da analizzare. Una categoria politica sfuggente, a tratti ambigua, e proprio per questo particolarmente diffusa.

Il concetto di populismo può talvolta rimandare ad una forma comunicativa caratterizzata da alcuni tratti ricorrenti. Tra i tanti, la semplificazione del discorso, la costruzione di una contrapposizione tra “popolo” ed “élite” e l’utilizzo di narrazioni facilmente riconoscibili.

Il punto, però, è un altro.

Questo tipo di comunicazione non si limita a raccontare la realtà, ma ad organizzarla attentamente, selezionando e mettendo in ordine ciò che il pubblico si aspetta.

E a quel punto, più che descrivere il mondo, finisce per dargli una forma.

 

 

 

 

Dal comunicare al governare la comunicazione

Il podcast come nuovo spazio politico

Nel corso degli ultimi anni si è progressivamente affermata una trasformazione più profonda. Il passaggio dalla comunicazione di governo al governo della comunicazione.

In altre parole, la comunicazione non segue più l’azione politica come fase successiva, ma interviene a monte, contribuendo a definire le condizioni entro cui le decisioni vengono percepite come legittime o inevitabili.

Si pensi alla comunicazione adottata da figure di spicco come Donald Trump, il cui uso del linguaggio si configura come un vero e proprio strumento di azione politica, capace di produrre effetti concreti prima ancora che intervengano decisioni formali.

Nel contesto italiano, questa logica assume forme meno esplicite ma altrettanto significative, soprattutto in relazione alla gestione dei contesti comunicativi.

È proprio in questo nuovo contesto che si inserisce la partecipazione di Giorgia Meloni al podcast di Fedez.  Non tanto come un evento isolato, quanto come un indicatore di una trasformazione ben più ampia.

Il podcast si configura come uno spazio comunicativo peculiare, in cui il linguaggio tende a essere più disteso, il ritmo meno incalzante e la struttura meno rigidamente organizzata rispetto ai formati tradizionali. In questo contesto il discorso politico assume una forma più conversazionale, contribuendo a ridurre la distanza percepita tra chi parla e chi ascolta.

Sembra più vicino, e proprio per questo, scivola meglio.

Ciò non implica necessariamente una modifica sostanziale dei contenuti trattati, ma una differente modalità di fruizione, mediante cui la complessità viene progressivamente riorganizzata all’interno di una narrazione lineare e accessibile.

In questo senso, l’utilizzo di dati, numeri e riferimenti comparativi assume un ruolo centrale, contribuendo a rafforzare la credibilità del discorso. Un esempio: Giorgia Meloni afferma che 21 Paesi europei su 27 prevedono la separazione delle carriere.

Un’informazione presentata in modo semplice e immediato. Non credete?

Uno degli aspetti più rilevanti della comunicazione politica contemporanea riguarda la gestione della complessità. Totalmente riorganizzata in modo tale da risultare comprensibile all’interno di tempi e spazi comunicativi sempre più variegati.

Tale processo non coincide necessariamente con una banalizzazione del contenuto trattato, ma implica una riduzione delle variabili in gioco. Il risultato? Costruire un racconto che funziona proprio perché tiene insieme solo ciò che serve, lasciando fuori tutto il resto.

Un altro elemento che spesso viene sottovalutato riguarda il fatto che il significato di un determinato messaggio non dipenda esclusivamente dal suo contenuto, ma dal contesto in cui lo stesso viene collocato.

Un intervento politico inserito in un talk show televisivo, caratterizzato da dinamiche conflittuali e tempi ristretti, produce effetti diversi rispetto allo stesso intervento ambientato in un podcast, che per definizione prevede tempistiche dilatate e toni particolarmente distesi.

Uno spostamento di contesto che contribuisce a modificare la percezione del messaggio trasmesso, rendendolo potenzialmente più accessibile e meno conflittuale.

 

 

 

 

Tra chiarezza e complessità

Appare evidente come la comunicazione politica italiana si stia progressivamente adattando ad un ecosistema mediale in continua trasformazione, in cui i confini tra informazione, intrattenimento e conversazione risultano sempre più sfumati.

In questo scenario, la questione centrale non riguarda tanto la quantità di contenuti, quanto la struttura e la modalità attraverso cui si organizza la realtà.

Un discorso appare particolarmente chiaro, lineare e immediato solo all’esito di un processo di selezione e organizzazione che, pur non alterandone necessariamente il contenuto, ne orienta l’interpretazione.

Non si tratta pertanto di mettere in discussione la veridicità dei contenuti affrontati, quanto di comprendere i meccanismi attraverso cui gli stessi vengono costruiti e resi accessibili.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM The Running Man.

 

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