Per chi lavora nella comunicazione l’anno finisce il 31 luglio e si ricomincia a settembre riposati e carichi di nuove energie creative. Ma prima che agosto passi, ci incontriamo per un aperitivo di rito (per chi non è presente è virtuale), per salutarci e raccontarci cosa faremo durante le vacanze.
Quest’anno i miei buoni propositi sono già alle mie spalle
Al contrario di quanto mi è capitato le altre volte, i miei buoni propositi sono già stati realizzati, in qualche modo. Ho da poco lasciato Cagliari per andare a vivere a Roma (sì: il mare non fa per me e nella capitale vivono i miei più cari amici). Il proposito non era tanto il trasloco, quanto il vivere di più. Infatti, per chi come noi ha fatto del lavoro smart uno stile di vita, spesso la propria abitazione diventa una piccola gabbia dalla quale ci dimentichiamo di uscire. Tornando ai miei buoni propositi già realizzati, beh… Semplicemente si trattava di ampliare la mia rete sociale e diversificare le mie esperienze, sia personali che lavorative.
A volte per crescere come copywriter devi semplicemente conoscere persone e le loro storie
Un esempio? Lo scorso weekend ho partecipato ad un Larp, e mi sono divertito come un matto. Mi sono immerso in un mondo ispirato all’universo di Dungeons & Dragons, ma personificando con tutto il mio corpo un personaggio. Ho conosciuto tante persone, e ho incontrato gli avatar dei miei amici che mi hanno accompagnato in questa avventura che spero di vivere ancora una volta. Oltre a questo, ho già conosciuto altri colleghi e professionisti nel mondo della comunicazione, aspetto fondamentale per confrontarsi e crescere. In meno di un mese ho trovato quello che cercavo. Mi sento fortunato, ma fino ad un certo punto: mi sono impegnato per ottenere questo e, – non capita spesso che lo dica – sono davvero felice di quello che ho trovato.
L’insostenibile illusione dei buoni propositi
Quando racconto ai miei colleghi del mio piccolo obiettivo realizzato, Enzo coglie la palla al balzo per parlare di come, in generale, questa storia dei propositi sia una pratica tanto illusoria quanto deleteria per la nostra vita.
Torni dalle ferie con la sabbia ancora nelle scarpe e mentre carichi la lavatrice pensi che forse questa volta sì, sarà diverso. Ti dico un segreto: non lo sarà affatto.
Settembre è il grande bluff della rinascita. È il Capodanno di serie B di quelli che a gennaio non ce l’hanno fatta, ma che dopo le ferie si illudono di poter ricominciare daccapo. Si presentano puntuali: nuova routine, nuove abitudini, palestra, detox digitale, meno Netflix, più libri “seri”. E invece? Il cervello non collabora: non gliene frega un cazzo che sia settembre. Per lui è solo un altro giorno e non puoi imporgli di diventare un terminator della produttività solo perché il calendario dice che le ferie sono finite. Dai, ricominciamo lunedì. O magari a ottobre. O a gennaio…Hai presente la storia della dieta? Ed eccoti di nuovo bloccato, spettatore della farsa del nuovo inizio, come se bastasse comprare un’agenda nuova per resettare vent’anni di procrastinazione.
Il nostro errore nei buoni propositi è pensare che serva un cambiamento drastico solo perché suona affascinante, ma in realtà non siamo fatti per rivoluzioni improvvise.
Il cambiamento vero è graduale
Per cambiare davvero un comportamento, serve attraversare un periodo prolungato di disagio e il problema è che nessuno vuole restarci troppo a lungo nel disagio. Così, quando ci fissiamo obiettivi enormi, magari anche realistici in teoria, dimentichiamo che prima di arrivarci servono piccole tappe intermedie. Se questi piccoli passi non li pianifichiamo mai, finiremo per fallire non perché l’obiettivo sia sbagliato, ma perché ce lo siamo resi impossibile non spezzettandolo in tappe concrete e affrontabili.
Quindi il problema non sei tu, sei solo partito male. Stai cercando di cambiare vita come si scrolla il feed. Lascia perdere i proclami da settembre e sporcati le mani con le abitudini. Quelle piccole. Quelle vere. Quelle che non fanno rumore.
Il tempo conta, sempre
Martina mi racconta di come il nostro errore sia quello di pensare che il tempo sia infinito. Invece, al contrario, è ben determinato e ineluttabile nella sua concretezza. Per questo mi racconta non tanto di quali siano i suoi buoni propositi, ma di come non farsi fregare da una lista utopica e insensata che non realizzeremo mai. E di cosa fare per renderla alla nostra portata.
Il mese di settembre è come se fosse una sorta di gennaio estivo. Ti ritrovi a tirare le somme, ad annotare le cose che possono migliorare ed a stilare una nuova lista di buoni propositi – oppure a rivedere gli stessi con un misto di curiosità e rassegnazione.
Nel mio caso, credo che sia arrivato proprio il momento di stilarne una nuova. Una lista più realistica, insomma alla mia portata. Una lista che rispecchi chi sono davvero e non chi penso di dover diventare in dodici mesi.
Il tempo è una variabile concreta, non un’illusione che possiamo piegare a nostro piacimento. Le giornate hanno 24 ore e, di queste, almeno 8 – se non 10 o 12, quando le scadenze incalzano – le trascorriamo lavorando. Il resto dobbiamo impiegarlo tra sonno, hobby, relazioni, imprevisti e, possibilmente, anche un po’ di pace mentale.
Ciò che ho compreso, più di tutto, è che spesso siamo portati a “sovrastimarci”. Pianifichiamo più di quanto riusciamo davvero a fare, con una sicurezza che, talvolta, sfocia nell’autoinganno.
Non so bene se questo possa valere come un valido proposito, ma sicuramente lo considero come un efficace punto di partenza: smettere di rincorrere giornate perfette e iniziare a vivere giornate possibili.
Soprattutto vorrei che questa lista di buoni propositi non fosse un semplice elenco di ciò che manca, ma un concreto promemoria di ciò che conta davvero.
Settembre alla fine serve a ripartire con più misura, con più consapevolezza. E magari con un po’ più di leggerezza!
Un buon proposito? Provare a interagire con l’intelligenza artificiale
Fra i suoi buoni propositi Eugenio ci racconta di come vorrebbe, almeno in parte, lasciarsi “corrompere” dall’intelligenza artificiale. Di certo vorrebbe aprirsi di più alle nuove tecnologie per capire potenzialità, limiti, ed eventuali conseguenze legate al loro utilizzo.
La verità è che ancora non sono abbastanza vecchio per potermi lamentare delle nuove tecnologie. Ehhh!!!! Ai miei tempi…!!! Se uno vuol sentirsi datato deve assolutamente parlare così. Un proposito potrebbe essere sicuramente quello di approfondire, come hanno già ben fatto i miei colleghi Dirty Workers, la tematica sull’Intelligenza Artificiale.
È che alle volte assecondo la vanità del mio ego quando mi atteggio a persona incorruttibile. In questo caso, credo di aver resistito abbastanza alle tentazioni di questi mirabolanti strumenti moderni e, alle volte, anche io mi concedo di creare un prompt.
E se i buoni propositi non esistessero?
Mi rendo conto che aver titolato questo blog post sui buoni propositi, per poi concludere con un dubbio sulla loro esistenza potrebbe apparire quanto meno incoerente. Eppure, credo che la domanda sia lecita. Parliamo tanto di buoni propositi ma, di certo, il mio trasloco è frutto di un lavoro quotidiano, di piccoli pezzi messi da parte, giorno per giorno. Enzo mi ha raccontato di quanto sia deleterio pensare in quel modo a degli obiettivi che, appunto, vanno raggiunti nel nostro piccolo, senza pensare che si possa scalare la montagna senza trovarci prima alle sue pendici. Martina mi ha esposto invece di come il tempo scorra, ineluttabilmente, al di là di quelle che sono le nostre reali possibilità. E infine, Eugenio, piuttosto che grandi sfide si è posto un obiettivo molto semplice e chiaro (e di certo non c’è bisogno dell’estate per realizzarlo). Provare a convivere con l’intelligenza artificiale.
A pensarci, questi non sono buoni propositi. Sono le nostre vite che scorrono, i cambiamenti che abbiamo creato o che, a volte, ci capitano, e con cui dobbiamo convivere.
Forse, più che ripartire, dovremmo semplicemente continuare. Come scrisse Andrea Pazienza in un suo fumetto, non si torna indietro. Neanche per prendere la rincorsa.
IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Flow.
Sono lontani i tempi in cui in bagno si leggevano le etichette degli shampoo…


