L’intelligenza artificiale, dopo pochi anni, fa già parte della quotidianità di molti di noi. Ma la nostra relazione “sociale” con questi sistemi basati sul linguaggio impone una riflessione etica su come il nostro concetto di relazione si stia evolvendo, parallelamente a questo tipo di tecnologie.

 

 

 

Intelligenza artificiale e relazioni umane

Fin da piccoli ci hanno insegnato a dire “grazie”. E questo costa a OpenAI milioni di dollari. Per buona educazione, o perché “si fa così e basta”, siamo stati educati a ringraziare le persone, in diversi contesti sociali. Qualche tempo fa, tuttavia, Sam Altman (CEO di OpenAI, cioè ChatGPT) ha dichiarato che ringraziare nel chatbot ha dei costi enormi, in termini di elaborazione dei dati e di consumo di energia. Al di là dell’importantissima questione energetica, legati ai consumi (detto in maniera molto semplice: i server di ChatGPT per essere raffreddati richiedono ingenti quantità di acqua per ogni dato elaborato), questa piccola nota sociale la dice lunga su come ci rapportiamo con questi sistemi.

 

Lo sappiamo ma facciamo finta di niente: ci relazioniamo con i chatbot come se fossero persone

 

È più forte di noi. In un sistema che si esprime attraverso il linguaggio, non possiamo esimerci dall’utilizzare quegli strumenti sociali e culturali attraverso i quali siamo stati cresciuti e abbiamo fondato la nostra identità. Ma gli esseri umani nel rapporto con l’intelligenza artificiale, non si limitano a ringraziare. Anche se non è possibile definirla autentica, la relazione fra noi e IA si sta evolvendo. Le nuove generazioni, già abituate ad una forma di relazione prettamente digitale, ora utilizzano i chatbot anche per supporto psicologico. Ci sono anche ragioni più pratiche da tenere in considerazione: a volte non è possibile pagarsi un terapeuta (specie se si è adolescenti, quindi economicamente non emancipati) o la possibilità di evitare lo stigma sociale, ancora presente, nel raccontare che si frequenta uno psicologo.

 

 

 

 

Dalle relazioni sociali al sesso con l’intelligenza artificiale: i sexbot

Sono già stati riscontrati casi in cui persone hanno utilizzato o utilizzano i chatbot creando relazioni che potremmo definire “affettive”. Se, da un lato, questi sistemi possono essere utilizzati come strumenti utili per persone che devono affrontare situazioni di disagio come l’isolamento sociale, le implicazioni etiche e sociali (senza necessariamente pensare a scenari apocalittici), sul nostro rapporto sociale con le IA sono presenti e richiedono una riflessione concreta.

Sono partito da un semplice “grazie” per un piccolo approfondimento su come ci relazioniamo con l’intelligenza artificiale. Sono cose piccole che fanno però riflettere sulla nostra natura di esseri umani, e per certi versi, su quanto sia difficile per noi non comportarci come abbiamo sempre fatto. Da poco, tuttavia, ho fatto alcune letture legate al lato erotico dell’evoluzione del nostro rapporto con l’intelligenza artificiale, e che è costituito da due elementi: un chatbot e un corpo artificiale costruito appositamente per rapporti sessuali. Conosciuto come Sexbot.

 

 

 

 

Sexbot ed evoluzione dei rapporti umani

Su cosa sia un sexbot, c’è poco spazio per l’immaginazione: si tratta fondamentalmente, di un’imitazione in scala 1:1 di una persona (il più delle volte una donna), con lineamenti e materiale ultrarealistico, adatta a prestazioni sessuali. Per ragioni etiche non inserirò link, ma ti basterà fare una piccola ricerca per avere un’idea visiva. Ma il punto è che, ora, non si tratta solo di sesso, ma di veri e propri rapporti sociali ed affettivi. Alcuni modelli sono estremamente complessi, Alcune case produttrici sono in grado di fornire sexbot il cui carattere è modificabile a proprio piacimento. Altri sono in grado di ricordare gusti e preferenze del proprio partner. Altri ancora possono essere considerate quasi interamente come “accompagnatrici”, potendo affrontare discussioni piuttosto complesse.

 

Se da un lato i sexbot possono risolvere il problema della solitudine di tante persone, dall’altro possono compromettere il modo in cui ci rapportiamo con gli altri esseri umani

 

Voglio ribadire un concetto che prima ho messo solo tra parentesi: non c’è alcun scenario apocalittico che ci attende. Potremmo forse parlare di determinismo tecnologico in questo contesto, ma dal mio punto di vista, sebbene l’intelligenza artificiale sia da considerare come una singolarità (ovvero un evento talmente potente da cui non si può tornare indietro, un po’ come la scoperta del fuoco), non vedo implicazioni alla Blade Runner. Questo non significa, naturalmente, che dobbiamo ignorare alcune riflessioni etiche.

 

 

 

 

Avere un rapporto con l’intelligenza artificiale è sbagliato?

Dal mio punto di vista no. Anzi, come accennato, potrebbe addirittura aiutare chi soffre di isolamento sociale. La questione va oltre il sesso o lo scambio di punti di vista su un dato argomento. La riflessione verte su un altro concetto: quello dell’autenticità della relazione. In questo caso, bisogna riflettere su come evitare che persone più fragili, o la cui identità non è ancora totalmente stabile (ad esempio gli adolescenti), possano non assuefarsi a questo tipo di dinamica, preferendo una relazione finta ma idilliaca ad una relazione reale ma che, spesso, comporta molti più ostacoli. Bisogna riflettere soprattutto senza pregiudizi e senza giudicare. Come è successo già nel corso della storia dell’umanità, le relazioni sociali si evolvono, così come si evolvono la cultura e gli strumenti. In quest’epoca, tuttavia, viviamo un’evoluzione dietro l’altra ed è difficile avere il tempo per riflettere.

L’intelligenza artificiale è entrata nei nostri PC e nei nostri smartphone. Come abbiamo visto, ora è stata integrata anche in strumenti con cui è possibile avere rapporti sessuali, oltre che conversazioni. Come sempre, e ancora una volta, dobbiamo ricordarci che questi sono strumenti nelle nostre mani. La differenza spesso è l’uso che ne facciamo. E quanto questo uso ci renda dipendenti da questi strumenti.
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Blade Runner 2049.

 

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