Lavorare poco e guadagnare in modo spropositato è uno slogan rodato di facile presa sulle persone, soprattutto in momenti storici in cui le distorsioni del mercato mondiale hanno fatto spiccare il volo ai broker di Wall Street dai piani alti dei loro palazzi. Anche sul web siamo bombardati da banner che inneggiano al guadagno facile in nome di una filosofia da gratta e vinci plasmata dalle disillusioni della nostra società. Non importa che si tratti di trading bancario, affiliazioni di terzo ordine o di puntare sulla black hat seo, l’imperativo è guadagnare tutto e subito. La storia di Jeff Deutsch, apparsa sulle pagine di Inbound.org e raccontata dallo stesso protagonista, ci catapulta nella vita di un Google spammer tra eccessi ed una montagna di soldi sfornati alla velocità della luce. E’ un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo e non importa se questo si traduce in enormi danni per l’attività di pulizia nei risultati della serp di Google.

Era il 2009 e il gigante di Mountain View aveva già preso in prestito da Bill Gates la frase Content is King per un web democratico nella produzione e condivisione di contenuti utili e di valore. A Jeff Deutsch e a tutta la sua community questo non importava, d’altronde il nemico da combattere aveva mille tentacoli e la missione, dai tratti quasi eroici, era incentrata sullo scontro tra Davide e il gigante Golia, in una chiave sadico futuristica alla V per Vendetta. Posizionare i siti dei clienti nell’Olimpo dei risultati era una crociata contro il pay per click di Big G, un lavoro che secondo Jeff aiutava a “migliorarne” gli algoritmi, considerando che non aveva alcuna intenzione di cederlo alla concorrenza.

La macchina da guerra messa in piedi da Jeff Deutsch raggiunse il fatturato mensile di 150.000 dollari con un utile che oscillava tra il 70 e l’80%. Il Private Blog Network contava più di 25.000 siti e in soli 5 minuti di lavoro riusciva a posizionare un sito, manipolando la serp. I clienti erano disposti a pagare enormi cifre e molto spesso erano le stesse agenzie Seo che gli affidavano il lavoro sporco per poi rivenderlo ad un costo di 50 o 100 volte maggiore. Le giornate di Jeff passavano veloci nei suoi appartamenti di Sanya Bay, la soleggiata Miami cinese con i suoi km di spiaggia. Trascorreva il tempo facendo sport, chattando con altri spammer e cercando di riempire quelle ore sottotono che invece in rete apparivano frenetiche e tumultuose come i conti PayPal che salivano a vista d’occhio. La grande abbuffata sarebbe mai potuta finire?
 

Per quanto tempo il gioco sarebbe ancora andato avanti?

 
Jeff sapeva benissimo che viveva in bilico e presto o tardi Google avrebbe messo la parola fine al suo business. Si sentiva un Michael Corleone che mente spudoratamente a se stesso mentre si ripete che è giunto il momento di darci un taglio e di passare ad un’attività legale. Rimaneva invece imbrigliato in una corsa estrema in stile Point Break alla ricerca della grande onda da surfare, ignorando quale sarebbe stato il conto che prima o poi il destino gli avrebbe presentato. Gli altri spammer si tenevano impegnati scialacquando e lanciandosi in spese folli, ricchi e annoiati nerd che vivevano un successo esuberante, corrosivo e autocelebrativo dove prostituzione e cocaina erano solo la punta dell’iceberg. In fondo bisognava osare nella vita ed avere il coraggio di spingersi oltre e loro ci erano riusciti, avevano fregato il sistema!

E’ l’inizio della parabola discendente, l’epilogo di una storia che era già stata scritta da Matt Cutts e da tutto il suo entourage con il rilascio di Panda e Penguin. La rete di siti internet che Jeff Deutsch aveva messo in piedi, costata 80.000 dollari, non produceva più i suoi frutti. Google deindicizzava e penalizzava azzerando ogni possibilità di guadagno, i giochi erano finiti.

Jeff Deutsch ha condiviso la sua esperienza per mettere in guardia sulle tecniche di guadagno facile basate sulla black hat Seo. Alla fine ha sposato la filosofia del Content is King decidendo di ripartire da zero con una piccola startup e investendo su quello che aveva sempre disprezzato, l’Inbound marketing. La storia si conclude con un tipico epilogo a lieto fine e mentre penso alle possibilità che offre la rete mi viene in mente la voce fuori campo di Mark “Rent-boy” Renton sulle ultime battute di Trainspotting:

Metto la testa a posto. Vado avanti. Rigo dritto. Scelgo la vita. Già adesso non vedo l’ora… Diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxi televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico. Buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti, lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.

 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Trainspotting.
 

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