“Allora, mentre riempi questi moduli, a chi va di sentire che cosa succede quando si muore? La morte non è un mistero. Non è… non è un errore medico. È un processo corporeo, come partorire, o andare in bagno, o tossire, o avere un orgasmo […]”
Questo l’incipit di un monologo illuminante tratto da una serie di successo che parla del sesso e della morte, distribuita in tutto il mondo da Disney Plus. Eh si! Hai capito bene! Proprio quelli della Disney Entertainment. Come cambiano i tempi… da Cenerentola a Dying for Sex è un attimo.
Questa miniserie ci ricorda in modo brillante e a tratti divertente che, ahimè, a un certo punto moriamo. Che arriva un momento in cui il nostro corpo cessa di funzionare. E questo il destino che condividiamo con tutti i membri della comunità umana. Si tratta di un elemento che ci rende tutti uguali alla faccia di qualsivoglia forma di razzismo. E non è che allevia sapere che tocca a tutti. Per cui il consolatorio “mal comune, mezzo gaudio” sembra non bastare.
Proprio per questo esiste molta letteratura a riguardo, dal sacro al profano, dalle promesse incise nei testi sacri (Bibbia, Corano, Talmud) ai Mental Coach che attraverso le tecniche di meditazione ti accompagnano in questa inesorabile, ultima espirazione.
Ci hai mai pensato al fatto che anche i siti web possiedono una propria biologia?
Nascono da un’idea, crescono attraverso le interazioni, respirano grazie all’energia dei server e, in alcuni casi, muoiono. Il battito cardiaco che si arresta corrisponde al “clic” che si ferma. La morte cerebrale può ricordare il fenomeno del “Link Rot”, ovvero quando i collegamenti ipertestuali presenti nel sito, con il passare del tempo, smettono di puntare alla loro risorsa originale, diventando “morti” o “rotti”. Immagina quando la nostra rete sinaptica è così danneggiata da non poter più sostenere alcuna funzione vitale come il battito cardiaco e la respirazione.
Nel caso di un sito web, i fili si spezzano uno dopo l’altro ma la struttura non svanisce. Prima o poi l’azienda smetterà di pagare l’hosting e il server si spegnerà così come, prima o poi, verranno spente le macchine che tengono in vita il corpo ormai privo di attività neuronale.
Senza sinapsi non c’è segnale, e senza segnale non c’è vita. Vi ricorda qualcosa?
Potrei continuare perdendomi in varie speculazioni però credo che il concetto sia ormai chiaro.
Può esistere un parallelismo profondo tra la fine biologica e quella digitale: se la tua morte che potremmo definire “umana” corrisponde alla cessazione della tua coscienza, la morte del tuo sito può corrispondere alla perdita della tua identità digitale. In entrambi i casi, ciò che resta è un’eredità di tracce, frammenti di memoria, link interrotti e una foto impressa sopra un blocco di marmo.
Il processo di deperimento “digitale” può essere rapido o agonizzante.
Il mancato rinnovo è la causa di morte più comune. E anche la più rapida.
Se non paghi la quota annuale, il dominio scade: inizialmente la tua identità digitale entra in un periodo di “grazia” di circa quindici giorni. Successivamente per la tua anima “sintetica” inizia il processo di disincarnazione.
Al mancato rinnovo del dominio segue la chiusura dell’hosting che sancisce la morte definitiva ovvero il server viene “spento” e tutti i file (immagini, testi, database) cancellati fisicamente dal disco rigido del provider. Solo allora l’anima “sintetica” viene finalmente liberata.
Esistono morti più agonizzanti come la morte tecnica ovvero il “Link Rot” di cui ti parlavo poc’anzi. A volte il sito esiste ancora, ma le sue parti interne iniziano a “marcire”. Si rompono i collegamenti, le pagine esterne a cui il sito punta spariscono, creando una rete di errori 404.
Anche l’obsolescenza del codice. Se il linguaggio PHP o i certificati di sicurezza (SSL) non vengono aggiornati, i browser moderni inizieranno a bloccare il sito o a visualizzarlo come “non sicuro”, rendendolo di fatto un fantasma digitale.
Un sito può essere online, ma essere “clinicamente morto” perché non viene aggiornato da anni
Informazioni vecchie, layout non ottimizzati per i cellulari moderni e plugin che smettono di funzionare costituiscono l’insieme di quei contenuti definiti “zombie”.
Senza considerare che un sito progettato nei primi anni duemila oggi appare morto agli occhi di un utente moderno, poiché non rispetta più i canoni di usabilità e accessibilità attuali.
Quest’abbandono possiamo farlo corrispondere a una morte funzionale.
Il web vive un processo di costante evoluzione. É un organismo digitale in perenne mutamento. Un sito abbandonato è un “morto vivente” che esiste ancora nello spazio ma non ha più un’anima.
Non tutti i fantasmi abitano i cimiteri: alcuni stanno su vecchi server
Non sempre però l’abbandono è direttamente riconducibile alla pigrizia o alla mancanza di perseveranza del web master. Esistono casi di siti “immortali” però palesemente vecchi. Nel gergo della rete definiti “Digital Ghost Towns” (città fantasma digitali).
È il caso del sito Space Jam 1996 il “reperto archeologico” più famoso. Il sito originale del film della Warner Bros è ancora online esattamente come allora. È diventato un oggetto di culto per i web designer perché rappresenta la perfezione del design anni ’90: sito tabellare con sfondi stellati e GIF animate.
O ancora, Million Dollar Homepage, un sito composto da un milione di pixel venduti a 1 dollaro l’uno. È ancora attivo ma se provi a cliccare sui link dei pixel, circa il 40% punta a siti morti o domini scaduti. Possiamo dire che si tratta di un vero e proprio cimitero di link.
Il caso che reputo più scabroso è quello di Heavens Gate ovvero il sito della setta che compì un suicidio di massa nel 1997. Incredibilmente, il sito è ancora online, mantenuto fedelmente da due sopravvissuti. È un esempio inquietante di “presenza digitale” che sopravvive alla morte fisica collettiva.
Per chiudere, esiste una miriade di siti di vecchie elezioni politiche ovvero pagine di candidati locali o nazionali con promesse elettorali rivolte a un mondo che non esiste più.
Questi e altri esempi possono essere considerati come capsule del tempo che galleggiano nel web.
E cosa resta dopo la morte?
Come nel caso dei cimiteri pronti sempre a ospitare i nostri resti per decenni o perlomeno finché non rinnovi l’hosting… pardon! L’affitto del loculo cimiteriale, esistono dei “becchini digitali”, come Wayback Machine, che scattano istantanee del web. Quando un sito muore, spesso la sua ombra continua a vivere lì, permettendoci di vedere com’era anni prima.
Il ché può essere particolarmente affascinante per gli interessati perché riflette l’evoluzione sociale e culturale del web negli ultimi decenni (o nei primi).
Adesso, non voglio dire che il tuo sito web dovrebbe fare testamento. Quello che voglio raccontare in questo articolo, in controtendenza a quello che puoi trovare scritto nella maggior parte dei manuali di User Experience, i quali provano a insegnarti a progettare per il successo, è semplicemente che il web non è eterno.
Contrariamente alla narrazione degli anni ’90, il digitale è fragilissimo
Un bit è più debole della carta. Mentre un libro in una biblioteca può restare leggibile per secoli senza manutenzione, un sito richiede un costante sforzo umano (gli aggiornamenti di cui sopra) per restare in vita.
Così come paradossalmente immortale resterà questo monologo impresso in un copione di una serie di successo che parla del sesso e della morte.
“Allora, mentre riempi questi moduli, a chi va di sentire che cosa succede quando si muore? La morte non è un mistero. Non è… non è un errore medico. È un processo corporeo, come partorire, o andare in bagno, o tossire, o avere un orgasmo… perché il tuo corpo sa cosa fare. Il tuo corpo sa come morire. Non vi sembra fico? Ecco… cosa ti devi aspettare. Nell’ultimo mese di vita smetterai di alzarti dal letto. Mangerai e berrai di meno, e dormirai parecchio di più. Il delirio è comune. E alcuni dicono di avere la sensazione che il tempo smetta di essere reale. È una cosa che hai già provato…? Due o tre settimane prima ti servirà aiuto per le attività quotidiane. Il tuo corpo sa cosa lo aspetta, ed entra in uno stato di chetosi che fa diminuire di molto la fame, il dolore, entra in uno stato di euforia… e quando inizia la fase della morte… un momento sacro. Almeno, lo era e lo è ancora in alcune parti del mondo. È il momento in cui sei vicina alla morte, il tuo corpo inizia a cedere. Nella fase attiva della morte non sarai cosciente. I muscoli della tua mascella si rilasseranno, la respirazione cambierà e ci potrà essere un gorgoglio in fondo alla tua gola, provocato da dei rantoli chiamati anche secrezioni terminali. E quando sarai vicina alla morte, la respirazione entrerà in un ciclo di respiri profondi, e di lunghe pause, e alla fine ci sarà un’espirazione, che non sarà seguita da un’inspirazione. E sarà finita.”
IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DALLA SERIE Dying for Sex.
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