Per molti il vero anno nuovo comincia, in un certo senso, a settembre. Finiscono le vacanze; riprendono le scuole; si torna alla quotidianità dopo una lunga pausa. E allora si cerca, in qualche modo, di farsi delle promesse. Perché, quando comincia un nuovo periodo pensiamo (anzi: ci piace pensare) ci sia qualcosa di nuovo. Ma ci sbagliamo maledettamente.
Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa
È una dura lezione che imparai da adolescente, mentre leggevo i fumetti di Andrea Pazienza. Non so se la frase sia sua; sicuramente l’ho fatta mia. Perché, in un certo senso, è questa la grande fregatura: pensare che si possa davvero, in qualche modo, ricominciare. Ma non si può. Non funziona come i salvataggi strategici dei videogame che, nel caso le cose vadano male, o non è precisamente come volevamo che fossero, possiamo semplicemente ricaricare la partita. Dobbiamo sforzarci di comprendere che le cose non ricominciano mai da zero ma, semplicemente, vanno avanti.
I buoni propositi aiutano, ma non sono la soluzione
Anzi, a volte i buoni propositi sono parte del problema. Perché ci illudono, ci divorano, e lo fanno attraverso la paura di non poterli raggiungere. Non dico che non sia necessario avere un minimo di obiettivi ma, piuttosto, riflettere attentamente prima di scegliere quali siano. E non è facile, questa cosa della riflessione, perché richiede di guardarsi un po’ allo specchio, senza filtri, sapendo che non si può mentire. E a mio avviso non c’è cosa più dolorosa di dirsi la verità.
Eppure, ammettere i propri limiti, personali e professionali è il primo passo per superarli
È così che mi piace pensare a periodi come questo. Riflettere su quanto fatto finora e capire quale altra direzione dargli. Ciò che abbiamo vissuto non si può cancellare abbiamo detto, quanto piuttosto prenderlo come spunto per ragionare in maniera un po’ più profonda di quanto non facciamo solitamente. E anche qua, ci sarebbe una precisazione da fare. Perché un conto è promettersi qualcosa; un altro è vivere quella cosa calata in un contesto ben preciso.
Perdere un cliente non sempre è un fallimento. Promettersi di avere molti più clienti non sempre è un buon proposito
Ecco la vera fregatura dei così detti “buoni propositi”. Che non possono tenere conto del contesto. Un po’ come la morale kantiana, inapplicabile perché dice che bisogna avere un certo comportamento, sempre e comunque. Per questa stessa ragione risulta inapplicabile e, per certi versi, inaccettabile. E dunque, perdere un cliente che vede la tua figura professionale come un costo piuttosto che un investimento, che non ha rispetto dei tuoi orari di lavoro e che ti fa fare dieci re-work prima di darti approvazione; perdere qualcuno del genere è comunque un fallimento? O non avere più una vita perché sommersi da lavoro; sottrarre la propria identità, riducendola a un’unica cosa (che si tratta di copywriter, web designer, professore, medico è la stessa cosa) è un buon proposito? Siamo così sicuri che sbattersi per ottenere più lavoro sia una promessa che ci dobbiamo fare?
Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo
Spesso i nostri desideri, quando si avverano, diventano il nostro incubo. Forse dovremmo pensarla un po’ di più come il Joker del Cavaliere Oscuro, il film di Nolan del 2008:
“Io sono un cane che rincorre le auto, non me ne farei nulla se le prendessi!”
A volte bisogna semplicemente fluire, liberarsi da tutte quelle false aspettative che ci creiamo. È per questo che noi di Dirty Work preferiamo lavorare di meno ma lavorare meglio (prima o poi la markettata dovevo metterla); perché abbiamo deciso che la nostra vita viene prima di tutto. E sì, anche il nostro tempo libero viene prima del lavoro. Perché non dobbiamo cominciare le nostre giornate lavorative stressati, ma dobbiamo dare il giusto tempo ad ogni cosa. Questo significa, anche se non è immediatamente intuibile, che anche le nostre passioni apparentemente lontane dalla nostra attività professionale, in qualche modo, contribuiscono a farci lavorare bene. Ed è quello che auguriamo a tutti: il diritto di prendersi il proprio tempo. Per pensare un po’ a sé stessi, al proprio lavoro, alla propria vita. E settembre è un buon mese per farlo.
IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Oppenheimer.
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