Ho letto un libro, qualche mese fa, che continua a girarmi in testa. L’ho trovato bellissimo, sia per i contenuti davvero interessanti e strutturati in modo chiaro ed efficace, che per lo stile, assolutamente leggero e a tratti divertente.

Si tratta di un saggio, un saggio POP, come vuole il nome della collana a cui appartiene. Edito da Effequ, una casa editrice parecchio interessante. Il suo payoff è: Libri che non c’erano, a me sembra molto bello perché racconta perfettamente la loro mission.

 

Tornando al libro, te ne sto parlando perché è un saggio molto scorrevole e interessante, che offre strumenti utili per affrontare la quotidianità della comunicazione

 

Si intitola Argomentare è Diabolico, Retorica e fallacie della comunicazione. L’ha scritto Roberta Covelli, nata nel ’92, dottore di ricerca in Scienze giuridiche e, tra le altre cose interessanti del suo curriculum, scrive per Valigia Blu.

Parla dell’arte di argomentare, della retorica e degli artifici che vengono messi in atto per spostare l’attenzione, distorcere la verità senza mentire e di come conoscere gli strumenti che sono alla base della costruzione del discorso ci possa aiutare a riconoscere e smontare certi meccanismi.

Quando si parla di retorica, per via dell’uso che si è fatto dei suoi artifici nel tempo, ci si riferisce a un discorso vuoto e ampolloso che ha l’obiettivo di spostare l’opinione delle persone a favore dei propri interessi. Come scrive Federico Faloppa nella prefazione:

Dovremmo invece fare pace con la retorica. Perché ci servirebbe tanto (ri)conoscerla – almeno un po’ – quanto praticarla, per dare una forma ordinata ai nostri pensieri e per coglierne i limiti.

Argomentare è diabolico è un libro che ci parla di quanto sia importante il modo in cui comunichiamo, e di quanto sia potente il linguaggio nel persuadere e far credere.

Nella nostra società crediamo ai complotti, e abbiamo una percezione della realtà che non sempre è corretta. Ad esempio, da una ricerca Istat è risultato che, secondo gli italiani e le italiane intervistate, le persone nate altrove e presenti sul territorio italiano sarebbero il 26% quando in realtà sono solo il 9%.

Questo perché quando si affrontano certi temi lo si fa alimentando una determinata visione. Nessuno ha mai detto quella cifra, nessuno ha mentito, ma per via di come vengono riportate le notizie e della frequenza con la quale si trattano certi temi la percezione delle persone è questa.

Da qui se ne deduce che capire cosa è giusto o sbagliato non è poi così intuitivo.

Molto dipende dalla cornice in cui la realtà ci viene presentata, i frame di cui parla anche Lakoff in Non pensare all’elefante (lo abbiamo citato anche in questo articolo). Ci portano a valutare i fatti in un certo modo.

 

Ad esempio:

Che siano definite ”Decreti sicurezza” le norme recenti di volta in volta fatte approvare dai vari ministri degli Interni, normalizzando la sensazione di insicurezza e legandola costantemente all’immigrazione, è una prassi pericolosa, non del tutto contrastabile attraverso un paziente lavoro di rielaborazione del dibattito pubblico. (p. 53)

 

La scelta di titoli evocativi per i decreti è una prassi che i governi hanno adottato in modo astuto:

Come potranno essere credibili studenti e docenti che manifestano contro la Buona scuola? Chi è così disfattista da contestare la legge Sblocca Italia? Nessuno è tanto crudele da opporsi a un Decreto dignità e chiunque approverebbe una norma Salva Italia.

 

Utilizzando un registro semplice, che mira a farsi comprendere e a mettere in evidenza i meccanismi del discorso politico e non solo, Covelli crea un percorso coinvolgente e super attuale che non ti fa staccare dal libro, come un thriller, quasi. O perlomeno, a me è successo così.

 

Mi viene voglia di raccontartelo tutto questo saggio, ma non voglio toglierti il piacere della lettura. Ti dico solo questa cosa e poi basta: l’ultimo capitolo del libro è un Prontuario di difesa, contro le arti oscure della fallacia a uso di chi argomenta e di chi legge, in cui elenca e spiega brevemente una serie di fallacie logiche, che potrebbero rivelarsi molto utili per comprendere e smontare quei discorsi che sicuramente affronti anche tu almeno a una cena di Natale, o durante qualche altra occasione in cui incontri quelle persone di cui durante il resto dell’anno riesci a fare serenamente a meno.

Spero che questo consiglio di lettura ti sarà utile, se ti interessa questo genere di articoli fammelo sapere, ho molti libri interessanti sugli scaffali della mia libreria, sul comodino, nella credenza e sparsi qua e per la casa di cui parlerei volentieri!
 

IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DAL FILM Il capitale umano.

 

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